Rientro dalla riunione delle Donne Calabresi in Rete del 22 gennaio a Catanzaro e ho una rinnovata energia. Grazie. Ho avuto l’impressione, quasi la certezza, che dal Sud, dalle donne del Sud, possa finalmente ripartire una controcorrente. Forse siamo pronte per ridiventare quel fiume di donne che lottò negli anni passati per diritti e libertà. Forse siamo pronte per ridare un nuovo senso alle cose: quello che per secoli le donne non hanno conosciuto o hanno creduto sbagliato o è stato loro negato, quello che gli uomini non hanno per costituzione, il senso della femminità (non ho sbagliato, volevo dire proprio femminità, non umanità). Non ci conosciamo tutte, ma ci intendiamo, e sappiamo che ci basterà un segnale per ritrovarci, tutte insieme chissà forse in ventimila come in Campo dei Fiori negli anni ’70. Questa mi è scappata. So quanto sia percepito con diffidenza oggi solo il riferimento al femminismo, soprattutto perché c’è una pluralità di femminismi ritenuti secondo i punti di vista e di svista, buoni o cattivi, opportuni o importuni, necessari o controproducenti. Va notato che esiste, accanto alla negazione e al rifiuto, anche un femminismo oppositivo che implica zero disponibilità di ascolto, carrierismo e individualismo.
Ho sentito un’aria fresca e leggera che aleggiava nella sala del Comune nonostante lo sfratto (benevolo) da una sala all’altra e l’accerchiamento iconico sulle quattro pareti dei quadri dei politici, tutti ritratti di uomini che hanno fatto la storia amministrativa di Catanzaro, quasi un monito storico minaccioso. In una foto, raddoppiati e rovesciati nel riflesso del tavolo ci schiacciano come in un sandwich.
In riunioni come quella del 22 lo spirito del dialogo pacato e costruttivo evidenzia la maturità di pensiero e comportamento di cui siamo capaci. Le questioni sono incalzanti e preme l’intreccio dei fatti collaterali che riguardano sia le esperienze di ognuna sia quella voragine di traffici berlusconiani che ha inquietato e inquieta le nostre giornate. Varrà la pena discuterne in profondità perché la questione sesso-potere-denaro travalica la sfera della morale o del pettegolezzo e interferisce sulla qualità della vita di tutti e sul nostro futuro. Ci siamo promesse di ripuntualizzare i temi, tutti: la violenza, il lavoro, la formazione e l’istruzione da cui non si può prescindere per far maturare rispetto e consapevolezza, in un nuovo appuntamento e in dibattito pubblico. Dobbiamo lavorare per salvaguardare il centro Antiviolenza R. Lanzino che si muove in una situazione di improbabile sopravvivenza. Vogliamo ottenere trasparenza delle procedure amministrative. Occorrerà vigilare su ogni forma di discriminazione. Pretendere una pari rappresentanza negli organi gestionali. E lavorando di comunanza, tentare di rifondare il concetto stesso di politica e degli ordini e delle convenzioni esistenti, nel rispetto delle differenze, affinando e calibrando la comunicazione, sciogliendo e riannodando nodi.
Grande sorpresa la presenza e gli interventi di due uomini. Uno lo conosco bene.
Rimando infine al sito delle Donne Calabresi in Rete (…).
marsia








