Archivi categoria: Progetti

Alma mater ma non per donne

L’articolo che segue è di Laura Testoni, scritto per Tropismi, blog d’informazione universitariaE’ un disegno-patchwork, con testi interessanti per quante volessero approfondire, sulla persistente cocciuta filtrazione sessista nei confronti delle donne in ambito universitario. La più antica università occidentale potrebbe invece chiamarsi Almus Pater Studiorum. E non si discosta la situazione degli altri atenei italiani.

Laura circa il suo campo d’interesse ci scrive: Per quanto riguarda il testo che ho scritto nasce dalla mia elaborazione sull’università, in particolare quella di Bologna e sulla deriva del c.d. Processo di Bologna. Un libro che ritengo molto valido e attorno a cui ho un progetto di pratica e studio in cantiere, insieme a colleghe e colleghi, è “Università Fertile. Una scommessa politica” di Anna Maria Piussi.

Finché lo Stato resta al penultimo posto in Europa come investimento nell’istruzione superiore, perversione incorregibile, finché la scure taglia più rami verdi che rami secchi, finché la creatività, l’eccellenza femminile non entra di diritto come struttura primaria paritaria anche nel numero negli organi di decisione – dal meno elevato al più elevato e non per quote-concessione di sopportazione -, il Processo di Bologna e tutto il suo vasto impianto, che pure ha avuto notevoli risultati, può ben dirsi alla deriva. A parte la crisi generale, non è un difetto tecnico ma una concezione intrisa di patria potestas. Poi vai a vedere e trovi cervelle italiane a dirigere centri di ricerca della massima importanza scientifica e tecnologica, ma in Europa o oltreoceano, non qui. Forse, più in là, ce ne potrà fare il punto Laura. Speriamo nell’Università Fertile.

***

Una lettura del senso politico della creazione femminile anche all’università

Ateneo sempre più tabù per le donne. Si laureano in tante ma non vengono assunte. L’Università di Bologna in media con l’Italia: da 6 donne su 10 al momento della laurea, la presenza femminile passa ad un misero 20% tra i professori ordinari. Per usare le parole di Eugenia Lodini, ricercatrice dell’Università di Bologna, le ragazze sono in testa per iscrizioni, laurea, mobilità, master, ma a livello di dottorato comincia l’imbuto, la strada si restringe“.

Questo è quanto scriveva, a marzo 2012, Giovanni Stinco su Il Fatto Quotidiano (articolo integrale qui). Non c’è che dire, colpisce come la più antica università del mondo, quella di Bologna, sia anche all’origine del motto Alma Mater Studiorum. Ricordare questo, ad oggi, significa confermare il primato del paradosso, poiché la notizia della penalizzazione delle eccellenze femminili  contrasta con l’ispirazione all’autorevolezza materna che ha segnato e allegoricamente incarnato la nascita degli studi accademici: alma mater, “madre nutrice” che cura, che dona la parola, che fa passare amore dalla conoscenza.

alma_mater

Le radici fondative – ancor prima che simboliche – a quanto pare, sono state tradite a tal punto da rivelare gli immotivati ostacoli che le donne incontrerebbero nel periodo post laurea, soprattutto, rispetto alla possibilità di carriera interna all’UniBo. Statistiche poco incoraggianti, ma preziosissime, perché guardare alla posizione femminile nel mondo ci aiuta ad assumere una prospettiva realistica:

“Dati impressionanti che dimostrano, spiega Paola Govoni sempre dell’ateneo bolognese, la discriminazione a cui le donne sono sottoposte sul posto di lavoro universitario. Non solo una questione di ingiustizia sociale, ma anche un’enorme spreco di denaro pubblico. Milioni e milioni usati per formare migliaia di studiose che poi non riescono a fare carriera e a affermarsi nel mondo accademico. Insomma un disastro.

Il sistema accademico ancora a predominanza maschile e questo comporta un inevitabile impoverimento dello sguardo sul sapere e sulla parzialità della formazione. Tra potere e autorità, disciplina e dirigismo si perde troppo spesso quella carica di energia creativa, trasformativa, piena di significati trainati dal di più della differenza, non solo disciplinare, ma anche incarnata da individui sessuati. Perché nulla è “neutro”, nemmeno le illusioni o le ideologie. Ma quali sono le dinamiche che riescono a frenare la misura femminile?

Un fattore è la cooptazione: finché a decidere sulle nomine saranno gli uomini, ad essere scelti saranno altri uomini. Una tesi sostenuta dal progetto europeo Diva: Science in a different voice. Per i ricercatori del Diva i professori ordinari si comporterebbero involontariamente come circoli esclusivi “che lasciano fuori dalla stanza delle decisioni (carriere, finanziamenti, attribuzioni di responsabilità) le tanto brave colleghe”.

Non si tratta per forza di opposizioni di genere, potrebbe essere una comune impresa di donne e uomini che ragionano insieme sul buon governo della realtà universitaria che è da inserire nel più ampio progetto di rinegoziazione del contratto sociale. Il punto, in fin dei conti, è semplice: la questione della differenza sessuale, che cosa significhi essere uomini o donna, che cosa comporti che vi siano donne e uomini, che cosa sia cercare la felicità, la libertà o la verità essendo una donna oppure un uomo, tutto questo è divenuto urgente e anzi, è divenuto una realtà dell’esperienza (di Riccardo Fanciullacci e Susy Zanardo, in Donne e Uomini. Il significare della differenza, ed. V&P, 2010).

La presenza femminile all’università è ormai maggioritaria, così anche la qualità della presenza pubblica femminile che interroga la questione di “un vivere politicamente” consapevoli del primato delle relazioni e del cambiamento epocale che stiamo attraversando: dal momento la realtà si trasforma perché sono cambiate le donne e cambiano gli uomini, allora cambiano le leggi, cambia la cultura, cambia il rapporto che abbiamo con il mondo, perché “la storia non è soltanto storia di guerre, di patti internazionali, ma è la storia che tu fai modificando le tue condizioni di vita, modificando la cultura. Questo per noi significava modificare la storia.” (dal docufilm Ragazze la vita trema di Paola Sangiovanni)

L’imbuto che ferma la presenza femminile post laurea, nel lavoro e nell’ambito di dottorati accademici è imbarazzante e per questo tante sono in movimento: il fine di affrontare le barriere storiche e psicologiche. Evitando le coazioni, spostando lo sguardo.

Le donne sono cambiate. Gli uomini dovranno cambiare nonostante la paura che provano gli stessi di fronte a un mondo messo sottosopra dall’avanzare delle donne. C’è un’evidente crisi di autorità che indebolisce la politica e la democrazia” (Alberto Leiss e Letizia Paolozzi, La paura degli uomini. Maschi e femmine nella crisi della politica, ed. Il Saggiatore, 2009).

Proprio in un mondo dove la finanza sembra dettare le regole del sistema globale, non è ancora chiara la lezione in base alla quale il disimpiego e la sottovalutazione delle risorse, crea una vera disfunzione economica. Sempre su Il Fatto si legge:

Penalizzare le donne che lavorano nel mondo scientifico attraverso pratiche informali, ma non per questo meno efficaci, di discrezionalità nella cooptazione, è però incongruo rispetto alle ragioni stesse della ricerca e dell’eccellenza scientifica. Infatti – recita un rapporto di Rossella Palomba e Adele Menniti – impedire a studiose di qualità di accedere in misura significativa alle posizioni di eccellenza per il solo fatto di appartenere al genere femminile non solo discrimina le donne, ma penalizza l’innovazione”. Detto in altri termini peggiora e di molto i risultati scientifici del sistema universitario italiano. Per non parlare del costo di formazione di migliaia di donne che non riescono a fare carriera accademica perché discriminate. Sulla questione mancano ancora studi precisi, “ma lo spreco economico è enorme. Qualcuno – conclude Govoni – se ne sta finalmente rendendo conto”.

La politica femminile che non aspetta la “presa del potere” per cambiare le cose è già attiva sui vari fronti della realtà avendo imparato dall’esperienza: le donne hanno imparato la necessità di continuare a lavorare sul piano simbolico al di fuori dei circuiti convenzionali, in luoghi dove agire un’adesione efficace al desiderio, alla ricerca del proprio agio” (Annarosa Buttarelli, in Il pensiero dell’esperienza, ed.Baldini e Castoldi, 2008).

Vero è che le donne hanno già intessuto una rete tra loro, ma devono farlo sempre di più: collaborare e contarsi ed insieme spingere indietro ogni prevaricazione. Ecco, il gioco da ragazze di cui scrive Marina Terragni e la pratica della relazione descritta da Maria-Milagros Rivera Garretas:

Un cambio di civiltà comparve improvvisamente, quasi spontaneamente, dove meno lo si aspettava. Consisteva nella presa di coscienza del fatto che le donne che avevi intorno sentivano il malessere che stavi sentendo tu e che credevi che nessun altro sentisse. Di modo che, una a una, di singola in singola, si intrecciò delicatamente tra molti corpi femminili un merletto enorme, incompiuto e libero che ci unì. Ci unì in innumerevoli relazioni duali: queste relazioni, allacciate in mille toni e spessori, formarono un movimento politico che ha attraversato molte delle barriere di senso che fino ad allora inceppavano la politica: barriere di classe, di nazionalità, di lingua, di età, di religione, di erudizione, di ricchezza”.

(in Donne in relazione, ed. Liguori, 2007)

Questo vale anche per l’università, infatti molte donne non si stanno solo battendo per ottenere quello che spetta loro, ma si stanno anche interrogando su una preliminare questione: vale ancora la pena scommettere su questa università? No, su questa no, ma su quella dove anche il discorso femminile verrà incluso sì. Con discorso femminile si intende il far entrare in un sistema chiuso e spesso violento – preteso universale – istanze diverse, tempi diversi, metodi diversi, per aprire una conflittualità ed un dibattito che porti alla rappresentazione vera, plurale della realtà.

L’intuizione coltivata, curata e fatta maturare è ciò che genera lo sviluppo. Questo è secondo me il paradigma femminile dello sviluppo, al di là del fatto che lo conducano uomini o donne. Non so dire se siano cause culturali o biologiche e genetiche ad orientare le donne al futuro, ma fermiamoci al dato di fatto: la donna è evidentemente attrezzata a immaginare e assumersi la responsabilità delle nuove generazioni; e anche della ‘generazione’ di nuove realtà economiche durature”.

(di Simona Beretta, in Le donne reggono il mondo, a cura di Beatrice Costa e Elena Sisti)

Questo vale per tutti gli ambiti, non solo per l’università. Molte stanno lavorando e facendo massa critica insieme, facendo eco per contaminare l’ordine già dato che deve essere rimesso in discussione, ben sapendo che la libertà non è fatta una volta per tutte, ma che va messa al mondo ogni giorno.

Scriveva Carla Lonzi, “il soggetto non cerca la cosa di cui ha bisogno, la fa esistere… Qualcuna doveva ben cominciare e la sensazione che mi portavo addosso era che o lo facevo io o nessuna mi avrebbe salvata. Ho operato in modo che l’ho fatto io. Dovevo trovare chi ero alla fine, dopo aver accettato di essere qualcuna che non sapevo”, infatti, la sfida, anche all’università, non è quella di “bruciarsi” rimanendo isolate – con un atteggiamento più o meno competitivo – fino al punto di burn out o omologandosi al modello di potere maschile, ma di relazionarsi con le altre che condividono quel senso di trasformazione che non può più aspettare.

Una sororità che va al di là di quote rosa e rivendicazioni, bensì che si fa spinta gioiosa verso nuovi orizzonti condivisi, che fa cittadinanza e che propone possibilità diverse, ragionando empaticamente su quanto è già stato fatto e su quanto si può fare per analizzare le statistiche e rilanciare con inventiva il proprio esserci costante, a patto che ci si assuma pienamente la responsabilità della propria partecipazione attiva:

Il maggior senso di cautela delle ragazze e delle donne può impedire loro di infrangere le regole e sfidare lo status quo durante gli anni della crescita. Di conseguenza, probabilmente non scopriranno che questo tipo di rischi, e per estensione ogni altro metodo non sancito per ottenere ciò che vogliono (come chiedere qualcosa che non sia stato offerto), può essere una strategia vincente”.

(Linda Babcock e Sara Laschever, Le donne non chiedono, ed. Il Sole24Ore, 2004).

Per mantenersi centrate si può guardare chi prima di noi ha lottato per spianarci la strada lasciandoci consigliare e spronare nel non rinunciare ad una postura all’altezza dei nostri desideri, senza mai dimenticare che “ciò che hai in mano, tienilo stretto; ciò che stai facendo, fallo e non tralasciarlo; ma con corsa spedita, passo leggero, piede sicuro, in modo che i tuoi passi non sollevino polvere, avanza sicura, gioiosa, vivace sul sentiero di una pensosa felicità, senza prestar fede nè consensi a chiunque voglia sviarti dalla tua determinazione” (Caterina d’Assisi).

Laura Testoni

(il titolo è ispirato al capitolo scritto dalla docente Remei Arnaus contenuto nel saggio “Università Fertile. Una scommessa politica”, ed. Rosenberg&Sellier, 2011: il mio corpo mi avvertiva che con una inquietudine sempre più presente, che aveva e ha a che vedere con la distanza tra la realtà vissuta e sentita e la ir-realtà dell’istituzione universitaria, sempre più patente e sempre meno estranea al mio desiderio di essere universitaria; desiderio che ho mantenuto vivo da quando sono entrata a lavorare lì per amore dello studio, della relazione educativa e della ricerca*).

Lascia un commento

Archiviato in autodeterminazione delle donne, Il sapere delle donne, Parità di genere, Progetti, Stereotipi, storia delle donne

La violenza alle donne nella comunicazione: iniziativa UDI per il 26 novembre

Venerdì 26 novembre, dalle ore 16.00, presso la Sala della Biblioteca del Palazzo della Provincia (Piazza Italia), l’UDI (Unione Donne In Italia)“Le Orme” di Reggio Calabria proporrà un incontro–dibattito sul tema “La violenza alle donne nella comunicazione. Dentro e fuori gli stereotipi di genere”, in occasione del 25 novembre Giornata Internazionale contro la violenza alle donne.

Stiamo assistendo  ad una crescita vertiginosa del potere dei mass media che influenza il nostro modo di essere e di pensare. La televisione, i giornali, la pubblicità forniscono quotidianamente immagini accattivanti della realtà, poco corrispondenti al vero e dal significato fuorviante. Le immagini che ogni giorno vengono veicolate dai mezzi di comunicazione banalizzano il ruolo delle donne, lo privano di autorevolezza e lo intrappolano in stereotipi logori e svilenti. Le donne, nella loro quotidianità di madri, lavoratrici, studiose… stanno sempre più scomparendo dai media per essere sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante, private della loro stessa identità.

Anche la politica, si è adeguata a questo nuovo codice di comunicazione utilizzando un immaginario falsato delle donne per continuare ad esercitare, invece, un potere esclusivamente maschile e per nulla rispettoso della parità di genere.

Parità che richiede per la sua compiutezza un intervento formale anche sulla lingua, attraverso cui si esprime il nostro vissuto. Le parole che usiamo sono spesso escludenti rispetto al femminile e una sorta di automatismo nell’uso non ci permette di ravvisare i retaggi culturali discriminatori che contengono.

Parlare, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle donne, di una nuova comunicazione di genere ovvero di una nuova lingua rispettosa dell’identità femminile appare fondamentale e irrinunciabile. C’è una forma di violenza sottile, a volte palese altre volte subliminale, che passa attraverso le nostre televisioni, nei talk show pomeridiani o nei cartelloni pubblicitari per strada o nelle nuove strategie di marketing. Questa violenza è ancor più pericolosa perché si insinua lentamente e profondamente nelle consuetudini di vita, nei comportamenti, nei costumi, nelle convinzioni.

Avremo il piacere di discutere di questi temi con Giovanna Vingelli, docente Women’s studies all’Università della Calabria, Katia Colica, giornalista e autrice del libro “Il tacco di Dio”, Franca Fortunato, docente di filosofia e giornalista, Monica Francioso, già docente di letteratura italiana all’Università di Londra e Dublino e Angela Pellicanò, pittrice.

L’incontro riferirà anche del percorso che l’UDI Unione Donne in Italia sta svolgendo con la campagna nazionale “Immagini Amiche” concentrata sul linguaggio e le immagini dei mass media e della pubblicità in generale nell’Italia dei nostri tempi. A moderare il dibattito e relazionare sulla campagna “Immagini Amiche” sarà Marsia Modola, responsabile dell’UDI Le Orme di Reggio Calabria.

Lascia un commento

Archiviato in Campagna Immagini Amiche, Comunicazioni, Contro la pubblicità sessista, Contro la violenza sulle donne, Donne a Reggio Calabria, I nostri incontri, Iniziative, Partecipazione, Progetti, Spot, Stereotipi

IMPORTANTE: COMUNICATO STAMPA DELLE DONNE CALABRESI IN RETE

Numerose donne e associazioni femminili da tutta la Calabria si sono incontrate alla Casa delle Culture di Cosenza sabato 9 ottobre per istituire la Rete delle Donne Calabresi, gruppo nato spontaneamente ma non casualmente. Hanno deciso di fare rete per iniziare un confronto permanente sulle politiche di genere, quelle mancate e quelle da costruire.

Si sono liberamente confrontate per sostenere il Centro contro la violenza alle donne “Roberta Lanzino” di Cosenza, in grave difficoltà per la mancata emanazione dell’Avviso relativo alla Legge Regionale n. 20 del 21 agosto 2007 Disposizioni per la promozione ed il sostegno dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza per donne in difficoltà”.

L’associazione Roberta Lanzino è stata costretta a chiudere la Casa Rifugio per donne in temporaneo disagio dopo dieci anni di vita, presenza importante sul territorio calabrese che ha garantito a donne in condizioni di difficoltà e pericolo di trovare un luogo sicuro dove acquistare forza e riprendere in mano la propria esistenza. Le donne del Centro hanno lavorato con passione e impegno, quasi sempre senza il sostegno delle Istituzioni ma solo per responsabilità e spirito di volontario servizio, garantendo ascolto, aiuto ed accoglienza.

Nell’evidenziare le gravi inadempienze e l’assenza delle Istituzioni – in sala era presente solo l’Assessora Provinciale M.F. Corigliano, che ha espresso solidarietà alle donne del Centro e si è fatta promotrice di un tavolo interistituzionale Regione-Provincia-Comune – le Donne Calabresi in Rete hanno programmato una serie di iniziative volte alla promozione di politiche di genere organiche e di reale impatto sociale e culturale.

Le donne hanno sottolineato il danno sociale che viene inferto alla popolazione calabrese per la mancata applicazione della Legge Regionale n. 20 del 21/8/07 e hanno prospettato, in mancanza di risposte, ulteriori interventi intesi alla tempestiva risoluzione del problema causato dall’inadempimento da parte delle istituzioni.

Le Associazioni e i gruppi – Fabbrica delle idee (Cosenza), Women’s Studies Unical, Unione Donne in Italia di Reggio Calabria, Ass. Emily (Cosenza), Centro Italiano Femminile di Reggio Calabria, Donne DaSud di Roma, Associazione Jineca-Percorsi Femminili di Reggio Calabria, Ass. Zahir, Coop. Interzona, Movimento Antirazzista Catanzaro, Io Donna, Gruppo PD Calabria 25 aprile, Io Resto in Calabria, Centro Margherita RC – e le donne intervenute e presenti hanno prospettato un’azione di capillare diffusione mediatica del problema volta a risolvere tempestivamente l’emergenza Centro Lanzino.

La preoccupazione emersa negli interventi sarà indirizzata per sollecitare le Istituzioni a confrontarsi per accogliere il punto di vista delle donne calabresi e le loro inascoltate necessità.

Le Donne Calabresi in Rete, 12.10.2010

donneinrete@hotmail.it

***

 

Cosenza, Casa delle Culture, 9 ottobre 2010, ore 16

Potrebbe rimanere una data storica: le donne calabresi risalgono coraggiosamente le rapide che tentano sempre più di travolgere non solo loro ma tutte le donne, malgrado l’apparente sfolgorante e disinibita onnipresenza femminile nei media, ma non certo negli organismi istituzionali di governo regionale calabrese, per esempio.

Il comunicato del Centro Antiviolenza Roberta Lanzino di poche settimane fa, che riguardava la chiusura del Rifugio per le donne perseguitate, ha prodotto un primo effetto, non da poco.  Doriana, una attenta e appassionata blogger di Catanzaro, aveva suggerito di riunirsi per esprimere solidarietà al Centro Lanzino e per trovare una qualche forma di pressione democratica nei confronti di quelle istituzioni che non vedono non sentono  non parlano. Contemporaneamente il raduno poteva costituire un punto di avvio per una aggregazione in rete delle donne calabresi.

Donne Calabresi in Rete, appunto, con già un primo spontaneo logo.

Un frenetico scambio di contatti fra amiche e associazioni porta alla necessità di una bozza preparatoria di discussione, non certo sistematica da congresso, dal momento che i tempi devono essere fulminei.

A Cosenza dunque tante donne, singole o di associazioni provenienti da tutte le province, ma anche non calabresi, convergono per il 9 pomeriggio alla Casa delle Culture, al primo tratto del faticoso, bellissimo e morente corso Telesio.

Intanto che si procede all’iscrizione per gli interventi, Antonella Veltri, del Centro L., apre ringraziando per tanta solidarietà e dopo un accenno alla storia e al contesto operativo fa il punto.

Da giugno non è stato possibile sostenere i costi di gestione del Rifugio del Centro, ma non è stato divulgato per non creare sfiducia e allarme tra le donne vittime. Stanno continuando tuttavia le altre attività e il punto di ascolto. Il Centro si fonda nel 1988 sull’onda di commozione dopo lo stupro e l’uccisione di Roberta Lanzino (stava andando al mare…), avvenuti in quell’anno. Una rete di volontarie di grande passione civile vi ha lavorato e vi lavora. Il Centro Antiviolenza R. Lanzino di Cosenza è l’unico in tutta la regione per completezza e professionalità ad avere i requisiti convenuti nella Carta della Rete Nazionale dei Centri Antiviolenza e di cui fa parte.

La Giunta Regionale per il 2010 non ha emesso il bando annuale relativo alla Legge 20, 8/2007, che prevede contributi finalizzati alla promozione e al sostegno dei Centri Antiviolenza. Il termine è scaduto a settembre, e dunque non sarà possibile continuare. Nel corso degli interventi verrà chiarito da un’avvocata che si tratta di una vera e propria inadempienza amministrativa da parte della Regione. Per la mancata emissione del bando sarebbe possibile, pertanto, ricorrere in giudizio con tempi però purtroppo allungati.

Unica donna delle Istituzioni calabresi malgrado altre adesioni e presenze assicurate, l’assessora Corigliano della Provincia di Cosenza. In sintesi dice che non sarà possibile supportare finanziariamente il Centro,  non resta che lavorare sui progetti. L’Assessora, dietro la vivace discussione seguita, ribadisce che si impegnerà a promuovere un Tavolo di concertazione tra i vari livelli inter-governativi.

Intanto si inonderà la Giunta Regionale di fax-mail per sollecitare l’emanazione del bando previsto dalla Legge 20, 8/2007, il cui modello si può trovare più sotto nel post precedente.

 

La perdita del Centro sarebbe una ulteriore destrutturazione della società non solo calabrese, dal momento che tali strutture non abbondano in nessuna regione, anche se su un altro versante si può riscontrare un certo proliferare di microstrutture predilette da questa o quella politica locale o nazionale, a volte senza i requisiti minimi (il comma 4 dell’art. 4 della Legge 20 prevede il centralino telefonico attivo 24 ore su 24) o magari per essere solo confessionali. Senza dire dei sarchiatori professionali di fondi che hanno buone entrature. Sarebbe interessante inoltre seguire la tracciabilità dei fondi europei destinati ad hoc.

 

La discussione tra le donne presenti (probabilmente un campionario completo tra precarie disoccupate ricercatrici studentesse professioniste passionarie…) volge sulla costituzione di una rete regionale (e non soltanto)  per quanto riguarda scambi e tematiche.

Donne Calabresi in Rete  sulla base delle discussioni e delle proposte emerse vuole tracciare alcune linee di lavoro comune tra donne singole e donne appartenenti alle varie associazioni che vogliano aderire. Telefono, facebook, internet, mail sono gli strumenti fulminei di lavoro per tentare di strapparsi di dosso quella camicia di forza che media, istituzioni, società, impongono. Per strapparsi quel cerotto trasparente sulla bocca che continuamente viene applicato. Per oltrepassare quel muro di gomma. Per prendersi democraticamente spazi di discussione e visibilità pubblica in una società che ignora e vuole ignorare, perché monocratica nella sostanza, le esigenze e le politiche di genere di cui, in particolare, vi è una larga ignoranza.

Fra gli ultimi interventi Laura, passionaria di UDIrc, sottolinea che se la situazione è questa è anche perché le donne sono sottorappresentate in politica, dunque lancia l’invito a straripare e a far propria la linea dell’Udi 50E50, per una condivisione di responsabilità in una democrazia paritaria reale.

 

Le donne ancora una volta hanno parlato, ma malgrado i comunicati stampa né RAI3 regionale né altre testate giornalistiche registrano un’assemblea regionale dal basso che non ha precedenti nella storia della Regione.

Lasciate che le notizie vengano a me sarà il motto di certo giornalismo.

Le donne? Zittite.

 

2 commenti

Archiviato in Comunicazioni, Contro la violenza sulle donne, Donne a Reggio Calabria, Donne a sud, Donne Calabresi in Rete, Donne cittadine, Donne in Calabria, Iniziative, Partecipazione, Progetti, Uncategorized

Inviamo un fax di sollecito per sostenere i centri antiviolenza

Il 30 settembre 2010 è scaduto il termine per la pubblicazione del bando relativo all’applicazione della Legge regionale 20 agosto 2007 (Disposizioni per la promozione ed il sostegno dei Centri antiviolenza e delle Case di accoglienza per donne in difficoltà).
Le Donne Calabresi in Rete il 9 di ottobre alla fine della riunione, convocata alla Casa della Cultura di Cosenza per l’emergenza ed il sostegno del Centro antiviolenza Roberta Lanzino e più in generale per la programmazione e lo sviluppo delle politiche di genere per la Regione Calabria, hanno deciso come primo punto all’ordine del giorno di indirizzare mail e fax all’attenzione del Presidente della Giunta : 

 

Al Presidente della Regione Calabria,

On. G. Scopelliti,  giuseppescopelliti@consreg.it
alla Vice Presidente della Giunta
Dott. ssa Antonella Stasi,  antonella.stasi@regcal.it
ai Consiglieri tutti,  consiglioregionale@consrc.it
Presidente Comitato Regionale Pari Opportunità,  crpo@consrc.it

 

Oggetto: Attuazione Legge n. 20 del 21.8.2007

A sostegno delle politiche di genere e dell’attuazione della Legge 20 del 21 agosto 2007 la/il sottoscritto, ____________, residente a _____________ chiede : 

- che vengano rimossi, con urgenza, gli ostacoli burocratici che impediscono l’attuazione della Legge regionale n. 20 del 21 agosto 2007 a sostegno dei Centri antiviolenza. (La mancata pubblicazione del relativo bando annuale, il cui limite è fissato nella legge al 30 settembre: un’omissione grave che chiama direttamente in causa le Istituzioni, uniche responsabili a riguardo).

- che venga costituito e convocato un tavolo interistituzionale (Comuni Province Regione) di confronto e dibattito con le Donne Calabresi in Rete, riunitesi in pubblica assemblea presso la Casa della Cultura a Cosenza, lo scorso 9 Ottobre sul tema della violenza di genere e sulle politiche di genere da programmare in Calabria.

In attesa di urgente riscontro porgo cordiali saluti.

“nome cognome”

Presidente Giunta Regionale: Via Sensales, 20 -88100-Catanzaro, fax: 0961- 702322, e-mail: giuseppescopelliti@consreg.it

Vice Presidente: Via Massara, 2 -88100-Catanzaro, fax: 0961-779790, e-mail: antonella.stasi@regcal.it

Consiglio regionale della Calabria: Via Cardinale Portanova, 89123 RC, e-mail: consiglioregionale@consrc.it

Presidente CRPO:

Giovanna Cusumano, e-mail: crpo@consrc.it
..
.
CHIEDIAMO A TUTTE LE/GLI AMICHE/I CALABRESI DI INVIARE FAX, E ALLE/GLI AMICHE/I NON CALABRESI, IN ALTERNATIVA, DI INVIARE PER FAVORE UNA MAIL ALLA PRESIDENTE CRPO E AL CONSIGLIO REGIONALE.
PER LE/GLI ISCRITTE/I AD ASSOCIAZIONI, E’  PREFERIBILE SPECIFICARE ANCHE L’APPARTENENZA.
 
Il sostegno di tutte e tutti è molto importante.
 

Lascia un commento

Archiviato in Comunicazioni, Contro la violenza sulle donne, Donne a Reggio Calabria, Donne a sud, Donne Calabresi in Rete, Donne cittadine, Donne in Calabria, Iniziative, Partecipazione, Progetti

Aggiornamento sull’incontro Donne Calabresi in Rete

Per motivi di opportunità, sostanzialmente per stare piu’ comode visto che il numero delle donne presenti non sarà esiguo, l’incontro di sabato 9 ottobre delle Donne Calabresi in Rete si terrà, anzichè al Centro Lanzino, presso la Casa delle Culture in Corso Bernardino Telesio 98 a Cosenza, zona centro storico, ore 16,00. (mappa).

La “dichiarazione d’intenti” di questo nostro primo incontro la trovate  qui , nel comunicato del 25 settembre.

L’incontro, naturalmente, non avrà un carattere formale ma, sempre tenuto conto del numero delle partecipanti, è stata fissata una scaletta rispetto ad una serie di obiettivi della giornata che vogliamo perseguire.

Per  ulteriori informazioni potete scrivere a suddegenere@hotmail.com

e anche a  donneinrete@hotmail.it

Ringraziamo fn d’ora le tante donne che in questi giorni  hanno confermato la loro presenza, e anche tutte le donne che, anche da lontano, ci sostengono. A presto

Lascia un commento

Archiviato in Comunicazioni, Contro la violenza sulle donne, Donne a Reggio Calabria, Donne a sud, Donne Calabresi in Rete, Donne cittadine, Donne in Calabria, Femminismo, I nostri incontri, Iniziative, Partecipazione, Progetti

Quando le donne si uniscono: Donne Calabresi in Rete

Segue il comunicato di un’iniziativa a cui l’UDI di Reggio prende attivamente parte. Il comunicato sarà successivamente integrato con altre informazioni relative alle partecipanti, cittadine e associazioni.

Le Donne Calabresi in Rete si danno  appuntamento il 9 ottobre 2010 presso il Centro contro la violenza alle Donne “Roberta Lanzino” a Cosenza, ore 16,00.

la Casa Rifugio del Centro Lanzino, a giugno, ha chiuso i battenti per mancanza di fondi. Il Centro Lanzino è l’unico centro in Calabria attivo da vent’anni, facente parte del Circuito Nazionale dei centri antiviolenza, fondato da donne e nel quale operano solo donne, tutte con alto livello di formazione professionale.

Lo scorso anno sei nuove associazioni che si occupano di violenza alle donne, hanno ricevuto dei finanziamenti, che dovrebbero essere interrotti a novembre 2010, tramite una legge regionale, la n. 20 del 21 agosto 2007 “Disposizioni per la promozione ed il sostegno dei centri di antiviolenza e delle case di accoglienza per donne in difficoltà”.

Noi tutte ci chiediamo, assieme alle donne del Lanzino, quanti di essi ancora siano realmente attivi, e quali possibilità abbiano di continuare la loro attività, esauriti i contributi regionali.

Noi tutte vogliamo chiedere alle Istituzioni di voler manifestare un reale interesse nell’affrontare e cercare di porre rimedio ai gravi problemi sociali connessi con la violenza alle donne.

In  Calabria manca una sensibilizzazione adeguata al problema, manca una cultura organica di contrasto che diventi politica.
Le istituzioni tacciono. Dunque la società civile tutta, in specie le donne, riteniamo debbano interessarsi alla questione, da un lato per sollecitare l’avvio di politiche  serie, sistematiche e capillari, di contrasto; dall’altro perché le donne stesse siano partecipi e contribuiscano  alla crescita collettiva. Il contrasto alla violenza sulle donne non dev’essere opzionale ma strutturale, non dev’essere intermittente ma continuo.

Ma noi tutte ci poniamo anche altre domande, che riguardano il nostro vivere e lavorare (o non lavorare) in una terra come la nostra. Questo incontro, quindi, ci sembra un’importante occasione perché le donne calabresi comincino ad uscire allo scoperto per fare rete, e anche rumore. Un rumore costruttivo, che giunga alle orecchie di chi abita i palazzi del potere e soprattutto della società civile nel suo complesso, che molto probabilmente necessita di una scossa da quella parte della popolazione, le donne, che troppo spesso non ha voce ed è vittima oltre che del collasso economico anche di quello culturale.

E allora si comincino a tessere le fila di questa rete. Inizieremo con un filo sottile, ma intriso di entusiasmo e partecipazione, destinato a intersecarsi con altri fili sempre piu fittamente intrecciati, fino a diventare una rete solida, capace di produrre risultati concreti in una Calabria che ancora stenta a sentire le voci delle donne – non perché queste voci non esistano, bensì perché esse sono state fino ad ora difficilmente corali.

Chiediamo perciò a tutte le donne calabresi di partecipare all’incontro del 9 ottobre, che molte spontaneamente hanno deciso di organizzare.

L’iniziativa “Donne calabresi in rete” non è  voluta o promossa da un´associazione in particolare piuttosto che da un´altra, da nessun ente e da nessun partito, ma è voluta e promossa solamente da donne che, con ogni evidenza, sentono la necessità e l´urgenza di un confronto e di un’azione politica concreta a favore delle donne.

Ad oggi aderiscono: Udi le Orme di Reggio Calabria, Associazione Jineca (Rc),  le donne del Centro Lanzino, Emily Cosenza, le donne del Centro Interdipartimentale di Women’s Studies dell’Unical, Donne daSud, le donne del Movimento antirazzista Catanzaro, e numerose altre donne variamente impegnate.

Presto sarà pubblicata una lista delle cittadine partecipanti e delle altre associazioni.

Doriana Righini e Denise Celentano per le Donne Calabresi in Rete

Lascia un commento

Archiviato in Comunicazioni, Donne a sud, Donne cittadine, Donne in Calabria, I nostri incontri, Iniziative, Partecipazione, Progetti

Operazione Womenpedia

Da DeltaNews la nuova iniziativa dell’UDI.

FEMMINISMI. UDI, irrompiamo in massa su Wikipedia

La Scuola Politica UDI, giunta alla quinta edizione, si pone sempre più come “momento gestazionale” di progetti che abbiano come obiettivo il cambiamento culturale e politico.

La tecnologia può costituire una grande occasione per rivoluzionare i canoni tradizionali del sapere tramandato attraverso un’ottica maschile; il web si presta al cambiamento, proprio per la sua “democraticità”: le donne possono intervenire con le loro competenze personali e mettere in gioco il loro punto di vista.

“E’ perfettamente inutile, o tutt’al più è un di più, fare enciclopedia “femministe” parallele che nessuna e nessuno trova. Wikipedia è la prima cosa che esce, se si cerca una qualsiasi cosa sul web e allora, si fa così: irrompiamo in massa su Wikipedia. Basta fare un giro per vedere gli occultamenti, le ambiguità e le mortificazioni di un sapere che noi sappiamo che c’è, c’è, c’è. C’è, ma non si vede. Sul sito dell’UDI creeremo uno spazio chiamato Operazione Womenpedia, dove (come per le segnalazioni in Immagini Amiche) ognuna potrà comunicare l’iniziativa intrapresa: inserimento di parole nuove o modifica di parole già esistenti, e così via. Possiamo fare con Wikipedia – continua l’Udi – quello che non riusciamo ancora a fare con i libri di testo nelle scuole: far emergere l’apporto delle donne in tutti i campi del sapere.

Le donne sono state occultate, dimenticate, cancellate dall’arte, dalla letteratura, dalla filosofia perché la storia dell’umanità è scritta e descritta quasi esclusivamente da uomini. In questa storia le donne hanno solo il ruolo di personaggi delineati dalla mente maschile e mai di soggetti che creano, scrivono e progettano, nonostante testi, ricerche, scoperte delle donne occupino ormai interi scaffali di librerie e biblioteche”. “Wikipedia permette di modificare, correggere, inserire argomenti nuovi, con l’unica condizione di citare le fonti della nozione inserita: sono proprio le fonti del sapere al femminile che possono cambiare e arricchire la storia della cultura, scritta e raccontata dagli uomini. È necessario rivedere tutto questo affinché ‘la storia possa includere le donne’ come sosteneva Virginia Woolf ‘senza ferire nessuno’ e oggi, con lo strumento internet, finalmente si può fare”.

Dunque Womenpedia, dalla parola donne in inglese e pedia, che in greco vuol dire educare!

1 commento

Archiviato in Comunicazioni, Donne cittadine, Falsa parità, Femminismo, Il sapere delle donne, Media, Progetti

Educazione alla discriminazione

Ero andata a prendere mio figlio all’asilo come al solito fermandomi alcuni minuti in mezzo ai bambini, tra una chiacchiera e l’altra con la maestra, in attesa che fosse pronto per andarcene. Quel giorno ho assistito a una scena che mi ha raggelata. Due maschietti, di 3 o 4 anni, avevano preso fra i giochi dei piccoli passeggini col bambolotto sopra, iniziando a cullarli. Al che la maestra li ha ripresi dicendo “posate immediatamente i passeggini, le femminucce giocano coi passeggini non i maschietti! Andate a prendere le costruzioni“. Non ho osato dire nulla, poiché ci trovavamo di fronte ai bambini, ma soprattutto perché non sapevo con quali parole avrei potuto farle capire che stava trasmettendo un messaggio pericoloso, che ha radici antiche, e che ha a che fare con dinamiche di dominio nella forma della rigida costruzione dei ruoli di genere. Non sapevo con che parole riassumerle concetti che solo dopo un lungo percorso critico io stessa sono arrivata a comprendere, temevo che non avrebbe capito, non avrei potuto che semplificare un discorso che va affrontato di petto e a un tempo con profondità. Come dirle che stava riproponendo, col suo potere educativo, lo stereotipo della cura materna per la femmina e quello dell’operatività per il maschio? Lo stereotipo per cui il privato è femminile mentre il pubblico, quindi il potere, è maschile?

Le bambine che hanno ascoltato il rimbrotto della maestra, come potranno liberarsi di questi retaggi, e un giorno pensarsi come operative e talentuose, se hanno sin dall’infanzia visto alimentare dentro di sé lo schema della madre che cura i figlioletti? E i maschietti, come potranno un giorno non vedere nella cura familiare qualcosa di radicalmente estraneo al loro raggio d’azione, alla loro identità? Come meravigliarsi allora, se questo è lo schema educativo ricorrente, se gli uomini così spesso relegano le donne alla sola cura familiare, rifiutandosi di pensarsi come cooperativi in essa? Come meravigliarsi allora, se molte donne non riescono a realizzarsi nel mondo del lavoro, o ad operare in politica, o a non sentirsi psicologicamente schiacciate da ruoli coatti di genere?

Benché lì per lì non abbia detto nulla, quella scena mi ha fatto a lungo riflettere, e ho pensato che il campo d’intervento per le donne attiviste dell’UDI e del mondo dell’associazionismo debba necessariamente includere anche quello dell’informazione e della sensibilizzazione sui pericoli educativi contenuti in alcuni messaggi che le educatrici e gli educatori, e che le madri e i padri trasmettono ai bambini, dando la spalla così ai messaggi che i media quotidianamente trasmettono sui ruoli di genere – nell’infanzia come nella vita adulta. Nella nostra agenda dobbiamo includere anche questo: formazione, informazione, sensibilizzazione a educatori/educatrici e mamme e papà. Nei tanti corsi di “pari opportunità” promossi ovunque con insospettabile solerzia temo che il tema della educazione alla discriminazione, cioè della trasmissione di stereotipi sessisti che diventeranno discriminazione negli approcci pedagogici, non sia neanche sospettato da corsisti/e e formatori/formatrici.

Il problema, cioè, ha un’importanza cruciale e su di esso bisognerebbe agire direttamente. Le istituzioni non lo considerano lontanamente, perché le istituzioni sono fatte da persone, e le persone spesso non si accorgono dei rischi annidati nella normale prassi educativa e comunicativa.

Avrei voluto dire alla maestra che il potere che ha in mano è capace di creare tante cose buone, ma che può avere anche effetti devastanti, non solo in termini psichici, ma anche in termini politici e sociali. La valenza politica e sociale dell’educazione non viene considerata in genere che un discorso astratto o ozioso. Si trascura che le radici delle storture che attanagliano la società affondano in quei momenti decisivi dell’infanzia, in cui pendevamo dalle labbra degli adulti, e in cui gli adulti forse non prendevano con la dovuta serietà o consapevolezza il potere che esercitavano su di noi.

In un’altra occasione, vidi una mia conoscente riprendere suo figlio, di 4 anni, che giocava ad andare al supermercato con le buste della spesa, in questi termini “ma no, posa quelle buste! le femmine fanno la spesa, non i maschi!”. Lo stereotipo si diffonde capillarmente, quotidianamente, a tutti i livelli del vivere sociale. A partire dalla visione quotidiana di scene di normale discriminazione, presso i genitori, ai contenuti di esplicito incoraggiamento da parte di essi ad incarnare ruoli di genere prestabiliti, passando per i media, la comunicazione pubblicitaria, i luoghi comuni su questi ruoli che diventano immaginario collettivo e dunque introiettati, replicati da ciascuno, fino alle strategiche deleterie divisioni dei giochi in tutti i Toys Store del mondo (le barbie e le pistole, le pentoline e le spade, il passeggino e le costruzioni, il rosa e il blu), le bambine e i bambini vengono accompagnati per tutta la vita in un percorso di rigida differenziazione, che, alla fine, spiega tutte le discriminazioni che ne derivano.

E’ infatti necessario, anzitutto, vedere questi nessi, per riconoscere l’importanza e l’urgenza di operare per cambiare la mentalità, in primis presso quegli adulti che hanno potere sui bambini e sulle bambine: se esiste una campagna ossessiva contro l’aborto, è perché le donne vengono viste e apprezzate solo come madri. Se le donne continuano a scarseggiare in termini quantitativi in contesti scientifici è perché imparano che devono desiderare di essere madri, mentre i maschi, loro sì, sono bravi in matematica. Se le donne spesso non riescono a conciliare famiglia e lavoro, mentre gli uomini sì, è perché esse sono prima di tutto madri, mentre gli uomini sono prima di tutto uomini, e poi eventualmente padri, dato che così è stato insegnato loro sin da piccoli, come nell’esempio dell’asilo. E potremmo continuare con altri infiniti ed estenuanti “se”…

Ma non solo. C’è l’altro lato della medaglia. Le donne, oltre che madri, sono nell’immaginario collettivo anche sgualdrine, o persone sciocche dalle funzionalità, oltre che riproduttive – come nel caso delle madri-, anche seduttive. Ce lo insegna ogni giorno la pubblicità. La campagna Immagini Amiche che stiamo portando avanti la denuncia e cerca un rimedio. E l’infanzia non è esente dalla trasmissione anche di questo stereotipo. Come si scrive sul blog Comunicazione di Genere nei media è riscontrabile l’erotizzazione del corpo femminile delle bambine:

Se la pedopornografia è un reato, perchè l’erotizzazione dei bambini è permessa?

Non possiamo considerare dannose pure queste immagini? Immagini che violano l’infanzia, che impongono di essere adulti  precocemente e di essere sessualmente appetibili.

Alle bambine in particolare è richiesto di essere sexy, di assomigliare alle madri, quelle stesse madri che poi vengono vilipese dalle pubblicità e televisione e ridotte a mero oggetto sessuale.

Sul blog viene lanciata una campagna “Libera Infanzia” di cui si può leggere nel link, e che appoggiamo.

La violenza sulle donne si compie anche su questo fronte: quello dell’educazione alla discriminazione attraverso la trasmissione di stereotipi sessisti.

4 commenti

Archiviato in Contro la pubblicità sessista, Contro la violenza sulle donne, Dalla parte delle bambine, Femminismo, La differenza, Maternità, Progetti, Stereotipi

Per un’economia femminile

Troviamo su fb che a sua volta cita ipsnoticias una interessante intervista a Rose Maria Muraro. Molti spunti, suscettibili anche di qualche obiezione, in ogni caso gli argomenti sono cruciali e anche l’approccio. L’obiezione principale è: perché relegare ancora una volta le donne nel rango della cura? Benché trasformare una condanna storica in riscatto di genere possa essere segno di pragmatismo e operatività, resta problematico riproporre lo schema storico della cura come caratterizzante in quanto tale il genere femminile.

Intervista  del  quotidiano IPS a  Rose Maria Muraro madre del femminismo brasiliano, autrice di 35 libri. Muraro si mantiene produttiva e combattiva con i suoi 79 anni ed ha annunciato una nuova opera per il 2011 con proposte per un’economia di cooperazione e solidarietà che recupera valori come il baratto e incorpora una prospettiva di genere per lo sviluppo.

E’ nata quasi cieca e solamente a 66 anni grazie ad un intervento chirurgico è riuscita ad ottenere la vista.

Ma la sua menomazione  non le ha impedito di studiare Fisica ed Economia, sposata da 23 anni ha cinque figli, di dare  impulso al femminismo brasiliano e  di opporsi  alla dittatura militare che ha governato il paese dal 1964 al 1985. Né ha ostacolato il ruolo di divulgatora della Teologia della Liberazione attraverso “Vozes” rivista cattolica che ha co-diretto con il teologo Leonardo Boff.

IPS:  Come spiega che le donne pur avendo un grado di istruzione maggiore a quello degli uomini, guadagnano di meno e patiscano la disoccupazione?

RMM: Qualcosa sta migliorando e le donne guadagnano  circa il 90% di quello che guadagnano gli uomini. Un grande ostacolo è la scarsa rappresentanza femminile nelle legislature nazionali, degli Stati e a livello locale. Le donne tendono a votare per gli uomini. Abbiamo bisogno di campagne per il voto alle donne.

IPS: Perché le donne non riescono a farsi eleggere pur rappresentando la maggioranza dell’elettorato?

RMM: Grazie al pregiudizio interiorizzato che le donne sono esseri inferiori. Abbiamo ancora una maggioranza di donne conservatrici, che difendono il patriarcato e considerano l’uomo più adatto a governare. E visto che sembrerebbe più ‘naturale’ che gli uomini abbiano più probabilità di essere eletti, i partiti danno ad essi più risorse. Le candidate quindi hanno meno visibilità e meno risorse economiche in campagna elettorale. Abbiamo avuto però una rivoluzione con la pillola abortiva. Quarant’anni fa vi erano solo il 5% di donne parlamentari, oggi il doppio. Il Brasile è uno dei paesi con il più basso indice di rappresentanza, lontano dal 50% dei paesi del Nord Europa, ma stiamo cercando di migliorarlo grazie al lavoro  femminista.

IPS: In Brasile è stata stabilita una quota femminile del 30% nelle candidature dei partiti. Non crede che questo aiuti una maggiore partecipazione?

RMM: Molto poco, perché i partiti non si conformano e l’assenza di autostima alle donne giudicate inferiori,  fa si che essa rimanga inapplicata. Poi, c’è il problema delle candidate “arancia”figlie, mogli, sorelle dei candidati più conosciuti  che si succedono. E’ un meccanismo perverso.

IPS: Non è in contraddizione con la superiorità scolastica e l’istruzione universitaria delle donne?

RMM: La scolarizzazione da sola non basta. E’ necessaria un’educazione specifica di genere. Che non si dividano i giocattoli per le femminucce e per i maschietti, che i ragazzi e le ragazze pratichino lo stesso sport e non le le bambole per le bambine e il calcio per i maschietti. Dobbiamo cambiare l’educazione sessista.

IPS: Però l’insegnamento  è in mano alle donne, le donne dominano nella docenza.

RMM: Fisicamente non culturalmente. E’ necessario formare insegnanti per l’educazione di genere. Bisogna allora cambiare i libri. Il vocabolario è impregnato di sessismo, la grammatica è diretta all’uomo e potete immaginare com’è la mentalità delle persone. Il compito è enorme e richiede generazioni  perché il cambiamento è più profondo e quindi più lento.  E’ da trent’anni che lotto solitaria ed isolata. Adesso la società mi riconosce. C’è stato il progresso, ma non la vittoria, perché questa parola interiorizza la competitività maschile.

IPS: Lei collega la parità tra i sessi al cambiamento dell’economia. Perché?

RMM: Si, perché l’economia è ancora di sesso maschile. Il che significa il dominio e la concorrenza, la matematica del successo, la massimizzazione degli utili. La visione delle donne è all’opposto, collaborazione, sviluppo di un’economia di solidarietà, il successo della persona e non gli utili.

IPS:  Come si concretizza l’economia al femminile?

RMM: Con il microcredito ad esempio, che è destinato ai poveri e alle donne indigenti. Nell’esperienza dell’economia solidale con monete complementari.

L’economia di ‘cura’ (bambini, anziani, malati) è nettamente al femminile e poco valorizzata sul mercato. Le donne  secondo le Nazioni Unite, rappresentano il 90% delle badanti. La donna al potere cambia la natura del denaro. E’ quello che spiego nel libro “Reiventare il capitale monetario”, che dovrebbe essere pubblicato nella prima metà del 2011.

IPS: Lei ha anche scritto ” Dialogo per il futuro” assieme all’economista americano Hazel Henderson, dove propone di cambiare le misure e il concetto del Pil

RMM: Il Pil racconta la ricchezza e il gioco dei soldi e  le risorse che si perdono, per esempio il petrolio, viene esportato e non è rinnovabile. Non tiene conto dell’ inquinamento,della deforestazione, del degrado del territorio. La distruzione della specie umana è

dovuta all’uomo che ha promosso il super-consumo e non  paga per  l’inquinamento.

IPS:  Il femminismo coinvolge altra scienza e tecnologia?

RMM: Si, le donne hanno un diverso modo di fare scienza, una scienza collaborativa, una scienza per la , per la distribuzione a tutt* ,mai patentaria come quella di Craig Venter (biologo americano che ha guidato il progetto privato sul genoma umano).

Perché? Perché si fa carico del feto, nutre il neonato, si prende cura di tutti.

Altri dati delle Nazioni Unite indicano che è femminile l’80% della militanza ecologista ; 90% quella contro la militarizzazione ;70% contro la povertà.

Fonte: http://ipsnoticias.net/notaasp?idnews=96159

1 commento

Archiviato in Donne cittadine, Donne in Europa, Donne nel mondo, Economia, Falsa parità, Femminismo, Giustizia, Libri, Maternità, Partecipazione, Progetti, Stereotipi

Prossimo appuntamento

Domenica alle 18,00 distribuiremo dei volantini informativi sulla campagna contro la comunicazione sessista nel centro di Reggio Calabria, tra il Corso Garibaldi e il Lungomare Falcomatà.

Questa è la pagina di fb dell’evento, a cui tutti possono iscriversi.

La diffusione dello spot in rete e nelle televisioni locali è infatti un momento dell’iniziativa integrato con fasi partecipative diverse: fra queste è fondamentale il contatto diretto con la cittadinanza e l’azione di sensibilizzazione vis-à-vis sul problema del degrado culturale e maschilista promosso sistematicamente dai media nella rappresentazione delle donne, per la quale ci adopereremo questa domenica.

Diffondete l’iniziativa, come ha fatto oggi www.LiberaReggio.org (che sentitamente ringraziamo), e soprattutto, partecipate!

Lascia un commento

Archiviato in Campagna Immagini Amiche, Contro la pubblicità sessista, Donne a Reggio Calabria, Donne cittadine, I nostri incontri, Iniziative, Partecipazione, Progetti, Spot

Buone notizie: l’Onu crea l’Agenzia per le donne

Da www.ipsnotizie.it

NAZIONI UNITE, 5 luglio 2010 (IPS) – La creazione di “UN Women” è un segnale di buon auspicio in vista della prossima sessione dell’Assemblea generale, che si riunirà a settembre per valutare lo stato di avanzamento degli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), da cui dipende in gran parte il raggiungimento della parità di genere

Circa 50 delegazioni di governo hanno partecipato all’annuale Revisione ministeriale del Consiglio Economico e Sociale (Ecosoc) delle Nazioni Unite, la scorsa settimana a New York, per discutere di sfide e progressi in tema di uguaglianza di genere.

Nella dichiarazione finale dell’incontro, incentrata sulla “attuazione degli obiettivi e degli impegni concordati a livello internazionale in materia di parità di genere e di emporwement femminile”, i presenti si sono impegnati a raggiungere l’obiettivo in tutto il mondo, adottando diverse misure in questo senso.

La più importante, la creazione dell’agenzia dell’Onu per la parità di genere e l’empowerment femminile, o “UN Women”, approvata dall’Assemblea generale venerdì, al termine dell’incontro.

“Ringrazio gli stati membri per aver mosso questo passo determinante per le donne e le bambine di tutto il mondo”, si legge in una dichiarazione del segretario generale Onu, Ban Ki-moon.

“UN Women contribuirà in modo significativo alla promozione della parità di genere, a creare maggiori opportunità e a far fronte alla discriminazione nel mondo”, aggiunge.

“Mi rallegra che uno degli sforzi più importanti abbia dato i suoi frutti”, ha commentato Preneet Kaur, ministro degli Esteri indiano.

La dichiarazione ministeriale sottolinea anche l’importanza di adottare nuove strategie per combattere la disuguaglianza di genere. Il documento di sette pagine evidenza la necessità di introdurre una prospettiva di genere nel delineare, implementare e valutare programmi e politiche nel campo economico, sociale e politico.

La parità di genere “è cruciale per la crescita economica in tutti i suoi aspetti”, ha segnalato il presidente di Ecosoc Hamidon Ali.

Tra i punti chiave della dichiarazione: accesso delle donne nell’economia formale, eliminazione della violenza contro donne e bambine, migliorare l’educazione e sradicare l’analfabetismo, aumentare l’accesso all’assistenza sanitaria e alla salute riproduttiva, attuare leggi contro la discriminazione di genere e aumentare l’accesso al microcredito.

Il documento “è stato adotto con uno spirito di collaborazione e di cooperazione fra tutte le delegazioni”, ha osservato Ali. “Ecosoc ha dato un messaggio chiaro specificando che la parità di genere e la promozione dell’empowerment femminile sono al centro dello sviluppo”, ha aggiunto.

Uno dei temi più discussi, le conseguenze negative sulle donne della crisi economico-finanziaria e alimentare. “Riconosciamo che le donne si vedono colpite in modo sproporzionato da molte crisi e diverse sfide, ma anche che possono essere leader, perfino nei processi decisionali”, recita la dichiarazione.

Un altro dei temi al centro del dibattito, la relazione tra l’empowerment femminile e le possibilità di raggiungere gli MDG, quando mancano pochi mesi alla 65esima sessione dell’Assemblea generale incaricata di valutare i progressi in questo campo.

Gli otto obiettivi di sviluppo dell’Onu puntano a ridurre della metà la percentuale di persone che vivono nella povertà e soffrono la fame, raggiungere l’educazione primaria universale, promuovere la parità di genere, ridurre la mortalità infantile di due terzi e quella materna di tre quarti; combattere la diffusione del virus Hiv, causa dell’Aids, la malaria e altre malattie, assicurare la sostenibilità ambientale e promuovere un partenariato globale tra Nord e Sud per lo sviluppo. Tutto questo entro il 2015, in base ai parametri del 1990.

La dichiarazione ha richiamato l’attenzione sulla “disuguaglianza” nei progressi raggiunti, in particolare rispetto al terzo obiettivo, la parità di genere, al quinto, migliorare la salute materna, e al sesto, combattere Hiv/Aids, malaria e altre malattie.

“Raggiungere il terzo obiettivo è fondamentale per il raggiungimento degli MDG”, dice il documento. “La parità di genere è essenziale per gli Obiettivi del millennio”, ha concordato Ali.

L’adozione della dichiarazione ministeriale è stata giudicata da molti come un fatto degno di nota, e come un segnale positivo in vista dell’incontro di settembre, anche se diverse organizzazioni di donne che si sono battute per la creazione di questa nuova entità hanno lamentato che il processo di nomina degli incarichi direttivi non sarebbe stato equo né trasparente, e che gli stati membri avrebbero fatto solo vaghi riferimenti al tema dei finanziamenti.

“Investire nelle donne dovrebbe essere al centro di ogni agenda nazionale… per poter raggiungere gli obiettivi del 2015”, ha detto il presidente di Ecosoc. “Questo risultato è di buon auspicio in vista del vertice sugli Obiettivi di sviluppo del millennio”. © IPS (FINE/2010)

Lascia un commento

Archiviato in Donne nel mondo, Progetti

La nostra campagna su Strill.it

Ringraziamo Giusva Branca per l’attenzione e la disponibilità.

Qui il link dell’articolo pubblicato in home page.

Lascia un commento

Archiviato in Campagna Immagini Amiche, Contro la pubblicità sessista, Contro la violenza sulle donne, Dicono di noi, Donne a Reggio Calabria, Donne cittadine, Iniziative, Media, Progetti, Spot

Lo spot dell’UDI di Reggio contro la comunicazione sessista

Lascia un commento

Archiviato in Contro la pubblicità sessista, Contro la violenza sulle donne, Donne a Reggio Calabria, Donne a sud, Donne in Calabria, Iniziative, Progetti, Spot, Stereotipi

Il Tg3 regionale ha mandato in onda il nostro spot contro la comunicazione sessista

La Campagna prende ufficialmente avvio. Nell’edizione serale del 30 giugno 2010, il TgR Calabria RaiTre ne ha dato notizia trasmettendo il video che abbiamo realizzato per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’offensività ordinaria della comunicazione mediatica di cui abbiamo parlato spesso (per approfondire, v. qui) .

Lo spot viene già trasmesso quotidianamente da RTV con tre passaggi e da GS Channel.

Il link del servizio al Tg3 è, al momento, questo.

Ringraziamo Rai3 Regione e le emittenti  reggine  per la sensibilità dimostrata.

1 commento

Archiviato in Contro la pubblicità sessista, Contro la violenza sulle donne, Donne a Reggio Calabria, Donne a sud, Donne cittadine, Donne in Calabria, Iniziative, Partecipazione, Progetti, Spot

Punti di vista sul femminismo del XXI secolo – Concorso fotografico

Da www.scambieuropei.com

La “European Women’s Lobby (EWL)” invita giovani donne a partecipare al concorso sul concetto di femminismo e cosa significa oggi. Le partecipanti devono avere meno di 40 anni e vivere in un paese UE, Croazia, ex Repubblica Yugoslava di Macedonia o Turchia. Le fotografie devono rappresentare in maniera creativa e forte il tema “Il mio mondo: punti di vista sul femminismo nel 21° secolo”.  I contributi migliori verranno utilizzati per una mostra che sottolinea in che modo il femminismo è ancora importante per una nuova generazione di donne. Ciascuna foto deve essere accompagnata da una breve descrizione.  Scadenza: 30 Giugno 2010

http://www.womenlobby.org/site/1abstract.asp?DocID=2692&v1ID=&RevID=&namePage=&pageParent=&DocID_sousmenu=

Lascia un commento

Archiviato in Concorsi, Donne in Europa, Femminismo, Fotografia, Iniziative, Partecipazione, Progetti

Premio Immagini Amiche. L’intervento di Pina Nuzzo

Il video su questa pagina.

Lascia un commento

Archiviato in Contro la pubblicità sessista, Contro la violenza sulle donne, Femminismo, Iniziative, Partecipazione, Progetti

E’ in corso la campagna contro la comunicazione offensiva per le donne

Campagna Immagini Amiche

8 marzo  – 25 novembre 2010

L’UDI nazionale ha promosso una campagna di contrasto alla comunicazione sessista, chiamata Immagini amiche e alla quale ha aderito l’UDI  Le Orme di Reggio Calabria. La Campagna è in corso, e si concluderà il 25 novembre prossimo in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Risultati, materiali raccolti e istanze verranno quindi portati all’ONU.

Il suo obiettivo è di contrastare una pratica di comunicazione massicciamente generalizzata nei media, soprattutto visuale ma anche linguistica, che usa un unico modello stereotipato e lesivo dell’immagine femminile.

Il corpo, e di conseguenza la figura della donna e del suo immaginario, vengono tradotti in semplici quanto logore equazioni o metafore di seduzione, e mercificati. In modo grossolanamente esplicito o più raffinato o subliminale, il desiderio, il possesso, l’attrazione per gli attributi che deve suscitare l’oggetto da vendere vengono sessualizzati secondo un’esclusiva ottica maschile. In ogni circostanza di comunicazione, anche la più banale, il corpo e la figura della donna  sono di  servizio, non pensanti, non parlanti, semplici strumenti di piacere visivo, in ricorrenti posture erotiche codificate. Per la missione tecnica di vendita devono svolgere le funzioni simboliche di vampiro e di odalisca con la finalità del consumo-acquisto. Tali tecniche di suggestione ben studiate e sperimentate da specialisti  hanno ormai creato un vero e proprio linguaggio sul piano percettivo e, quando manca una riflessione critica, non vengono consapevolmente avvertite perché ormai hanno dato forma a una normalità.

Continua qui

Lascia un commento

Archiviato in Contro la pubblicità sessista, Contro la violenza sulle donne, Donne a Reggio Calabria, Donne in Calabria, Femminismo, Iniziative, Partecipazione, Progetti, Stereotipi

Chiediamo alla Rai un osservatorio contro gli stereotipi di genere

Alle donne UDI e alle donne interessate:

Non far mancare la tua adesione anche su facebook:

http://www.facebook.com/group.php?gid=124620450882517&ref=mf

Il tuo sostegno è importante per sostenere l’emendamento in discussione e votazione la prossima settimana in commissione di vigilanza  in parlamento.

L’emendamento è stato proposto da Pari o Dispare ( www.pariodispare.org )  e conta a oggi già sessanta adesioni trasversali di parlamentari.

La riflessione sugli stereotipi di genere e la lotta contro di essi appartiene a noi tutte e tutti.

E’ un primo passo importantissimo per cambiare “decisamente” rotta sulla rappresentazione delle donne in tv.

>> da www.pariodispare.org

Oltre gli stereotipi nei media: cominciamo dalla previsione nel contratto di servizio RAI di un Osservatorio indipendente sui programmi

Pari o Dispare, associazione che vede numerose donne e uomini appartenenti a diverse categorie professionali, diversi orientamenti politici, associazioni femminili aderenti, ha come Presidente Onoraria Emma Bonino e come Presidente l’economista Fiorella Kostoris. Tra gli obiettivi di Pari o Dispare, comitato per il raggiungimento della parità uomo-donna, per il riconoscimento del merito e dell’irrinunciabile risorsa di crescita e sviluppo che le donne rappresentano in Italia e nel mondo, vi è un impegno forte contro gli stereotipi di genere nei media.

Siamo convinte che la società italiana abbia il diritto- dovere di essere rappresentata in modo da tener conto anche della crescente popolazione femminile che partecipa con successo alla vita economica del paese, raggiungendo ruoli di responsabilità pur dovendo superare un contesto oggettivamente ostile e sfavorevole rispetto alle donne europee.

Negli ultimi mesi una larga parte della società civile e in particolare molte associazioni di donne si sono recentemente attivate per segnalare e combattere la esorbitante presenza di stereotipi attraverso i quali i media rappresentano le donne italiane.

Tali stereotipi offrono una immagine riduttiva, spesso distorta e offensiva del genere femminile proponendo nel contempo in certi contesti, stereotipi maschili obsoleti e quasi caricaturali.

Pari o Dispare si è fatta dunque promotrice di questo appello e vuole contribuire a creare sinergia positiva tra le varie iniziative proposte dalla società civile (ad esempio l’ottimo impegno dell’UDI, Unione Donne in Italia contro gli stereotipi e contro la pubblicità offensiva, che ha già contato diversi successi o il manifesto di Gabriella Cims contro gli stereotipi nei media), convinte che questa attesa e rinnovata vivacità del mondo al femminile sia una buona premessa per lanciare azioni pragmatiche e incisive anche a livello politico e istituzionale.

Proprio per questo in occasione del rinnovo del contratto di servizio della Rai, abbiamo cercato di interpretare le varie sollecitazioni provenienti dalle nostre associate, dalle altre associazioni, in un emendamento al Contratto di Servizio Rai che vi invitiamo a sostenere pubblicamente sottoscrivendo questo appello.

L’emendamento depositato in Parlamento, che verrà discusso in seno alla Commissione di Vigilanza Rai nei prossimi giorni, tende a riequilibrare la rappresentazione delle donne nei programmi Rai e soprattutto chiede qualcosa di molto concreto e non impossibile: la creazione di un Osservatorio indipendente che analizzi, da un punto di vista qualitativo e quantitativo, la presenza di genere nei palinsesti della tv pubblica, e di uno spazio aperto ai contributi critici e propositivi del pubblico. E’ solo un primo passo, importante, verso una idea più complessiva di una Authority contro le discriminazioni di genere nel mondo dei media. Per comprendere ancora più quel che ogni giorno passa sotto i nostri occhi e l’opportuna urgenza di questa azione, suggeriamo di dedicare qualche minuto alla visione del bel documentario (“Il corpo delle donne” www.ilcorpodelledonne.com ) di Lorella Zanardo, tra le socie fondatrici di Pari o Dispare, che molto efficacemente fa comprendere il problema.

L’emendamento è stato ad oggi già sottoscritto da molti e molte parlamentari di entrambi gli schieramenti politici ma ha bisogno di essere conosciuto e sostenuto da cittadini e cittadine.
Per sottoscrivere:

www.pariodispare.org

www.ilcorpodelledonne.com

e scrivere a segretariapod@gmail.com

link: http://www.pariodispare.org/index.php?option=com_content&view=article&id=51:oltre-gli-stereotipi-nei-media-cominciamo-dalla-previsione-nel-contratto-di-servizio-rai-di-un-osservatorio-indipendente-sui-programmi-&catid=2:blog-istituzionale&Itemid=21

Lascia un commento

Archiviato in Contro la pubblicità sessista, Femminismo, Iniziative, Partecipazione, Progetti

Nasce il blog dell’UDI di Reggio Calabria

1 commento

Archiviato in Contro la pubblicità sessista, Donne a Reggio Calabria, Donne in Calabria, Femminismo, I nostri incontri, Iniziative, Partecipazione, Progetti, Uncategorized