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Alma mater ma non per donne

L’articolo che segue è di Laura Testoni, scritto per Tropismi, blog d’informazione universitariaE’ un disegno-patchwork, con testi interessanti per quante volessero approfondire, sulla persistente cocciuta filtrazione sessista nei confronti delle donne in ambito universitario. La più antica università occidentale potrebbe invece chiamarsi Almus Pater Studiorum. E non si discosta la situazione degli altri atenei italiani.

Laura circa il suo campo d’interesse ci scrive: Per quanto riguarda il testo che ho scritto nasce dalla mia elaborazione sull’università, in particolare quella di Bologna e sulla deriva del c.d. Processo di Bologna. Un libro che ritengo molto valido e attorno a cui ho un progetto di pratica e studio in cantiere, insieme a colleghe e colleghi, è “Università Fertile. Una scommessa politica” di Anna Maria Piussi.

Finché lo Stato resta al penultimo posto in Europa come investimento nell’istruzione superiore, perversione incorregibile, finché la scure taglia più rami verdi che rami secchi, finché la creatività, l’eccellenza femminile non entra di diritto come struttura primaria paritaria anche nel numero negli organi di decisione – dal meno elevato al più elevato e non per quote-concessione di sopportazione -, il Processo di Bologna e tutto il suo vasto impianto, che pure ha avuto notevoli risultati, può ben dirsi alla deriva. A parte la crisi generale, non è un difetto tecnico ma una concezione intrisa di patria potestas. Poi vai a vedere e trovi cervelle italiane a dirigere centri di ricerca della massima importanza scientifica e tecnologica, ma in Europa o oltreoceano, non qui. Forse, più in là, ce ne potrà fare il punto Laura. Speriamo nell’Università Fertile.

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Una lettura del senso politico della creazione femminile anche all’università

Ateneo sempre più tabù per le donne. Si laureano in tante ma non vengono assunte. L’Università di Bologna in media con l’Italia: da 6 donne su 10 al momento della laurea, la presenza femminile passa ad un misero 20% tra i professori ordinari. Per usare le parole di Eugenia Lodini, ricercatrice dell’Università di Bologna, le ragazze sono in testa per iscrizioni, laurea, mobilità, master, ma a livello di dottorato comincia l’imbuto, la strada si restringe“.

Questo è quanto scriveva, a marzo 2012, Giovanni Stinco su Il Fatto Quotidiano (articolo integrale qui). Non c’è che dire, colpisce come la più antica università del mondo, quella di Bologna, sia anche all’origine del motto Alma Mater Studiorum. Ricordare questo, ad oggi, significa confermare il primato del paradosso, poiché la notizia della penalizzazione delle eccellenze femminili  contrasta con l’ispirazione all’autorevolezza materna che ha segnato e allegoricamente incarnato la nascita degli studi accademici: alma mater, “madre nutrice” che cura, che dona la parola, che fa passare amore dalla conoscenza.

alma_mater

Le radici fondative – ancor prima che simboliche – a quanto pare, sono state tradite a tal punto da rivelare gli immotivati ostacoli che le donne incontrerebbero nel periodo post laurea, soprattutto, rispetto alla possibilità di carriera interna all’UniBo. Statistiche poco incoraggianti, ma preziosissime, perché guardare alla posizione femminile nel mondo ci aiuta ad assumere una prospettiva realistica:

“Dati impressionanti che dimostrano, spiega Paola Govoni sempre dell’ateneo bolognese, la discriminazione a cui le donne sono sottoposte sul posto di lavoro universitario. Non solo una questione di ingiustizia sociale, ma anche un’enorme spreco di denaro pubblico. Milioni e milioni usati per formare migliaia di studiose che poi non riescono a fare carriera e a affermarsi nel mondo accademico. Insomma un disastro.

Il sistema accademico ancora a predominanza maschile e questo comporta un inevitabile impoverimento dello sguardo sul sapere e sulla parzialità della formazione. Tra potere e autorità, disciplina e dirigismo si perde troppo spesso quella carica di energia creativa, trasformativa, piena di significati trainati dal di più della differenza, non solo disciplinare, ma anche incarnata da individui sessuati. Perché nulla è “neutro”, nemmeno le illusioni o le ideologie. Ma quali sono le dinamiche che riescono a frenare la misura femminile?

Un fattore è la cooptazione: finché a decidere sulle nomine saranno gli uomini, ad essere scelti saranno altri uomini. Una tesi sostenuta dal progetto europeo Diva: Science in a different voice. Per i ricercatori del Diva i professori ordinari si comporterebbero involontariamente come circoli esclusivi “che lasciano fuori dalla stanza delle decisioni (carriere, finanziamenti, attribuzioni di responsabilità) le tanto brave colleghe”.

Non si tratta per forza di opposizioni di genere, potrebbe essere una comune impresa di donne e uomini che ragionano insieme sul buon governo della realtà universitaria che è da inserire nel più ampio progetto di rinegoziazione del contratto sociale. Il punto, in fin dei conti, è semplice: la questione della differenza sessuale, che cosa significhi essere uomini o donna, che cosa comporti che vi siano donne e uomini, che cosa sia cercare la felicità, la libertà o la verità essendo una donna oppure un uomo, tutto questo è divenuto urgente e anzi, è divenuto una realtà dell’esperienza (di Riccardo Fanciullacci e Susy Zanardo, in Donne e Uomini. Il significare della differenza, ed. V&P, 2010).

La presenza femminile all’università è ormai maggioritaria, così anche la qualità della presenza pubblica femminile che interroga la questione di “un vivere politicamente” consapevoli del primato delle relazioni e del cambiamento epocale che stiamo attraversando: dal momento la realtà si trasforma perché sono cambiate le donne e cambiano gli uomini, allora cambiano le leggi, cambia la cultura, cambia il rapporto che abbiamo con il mondo, perché “la storia non è soltanto storia di guerre, di patti internazionali, ma è la storia che tu fai modificando le tue condizioni di vita, modificando la cultura. Questo per noi significava modificare la storia.” (dal docufilm Ragazze la vita trema di Paola Sangiovanni)

L’imbuto che ferma la presenza femminile post laurea, nel lavoro e nell’ambito di dottorati accademici è imbarazzante e per questo tante sono in movimento: il fine di affrontare le barriere storiche e psicologiche. Evitando le coazioni, spostando lo sguardo.

Le donne sono cambiate. Gli uomini dovranno cambiare nonostante la paura che provano gli stessi di fronte a un mondo messo sottosopra dall’avanzare delle donne. C’è un’evidente crisi di autorità che indebolisce la politica e la democrazia” (Alberto Leiss e Letizia Paolozzi, La paura degli uomini. Maschi e femmine nella crisi della politica, ed. Il Saggiatore, 2009).

Proprio in un mondo dove la finanza sembra dettare le regole del sistema globale, non è ancora chiara la lezione in base alla quale il disimpiego e la sottovalutazione delle risorse, crea una vera disfunzione economica. Sempre su Il Fatto si legge:

Penalizzare le donne che lavorano nel mondo scientifico attraverso pratiche informali, ma non per questo meno efficaci, di discrezionalità nella cooptazione, è però incongruo rispetto alle ragioni stesse della ricerca e dell’eccellenza scientifica. Infatti – recita un rapporto di Rossella Palomba e Adele Menniti – impedire a studiose di qualità di accedere in misura significativa alle posizioni di eccellenza per il solo fatto di appartenere al genere femminile non solo discrimina le donne, ma penalizza l’innovazione”. Detto in altri termini peggiora e di molto i risultati scientifici del sistema universitario italiano. Per non parlare del costo di formazione di migliaia di donne che non riescono a fare carriera accademica perché discriminate. Sulla questione mancano ancora studi precisi, “ma lo spreco economico è enorme. Qualcuno – conclude Govoni – se ne sta finalmente rendendo conto”.

La politica femminile che non aspetta la “presa del potere” per cambiare le cose è già attiva sui vari fronti della realtà avendo imparato dall’esperienza: le donne hanno imparato la necessità di continuare a lavorare sul piano simbolico al di fuori dei circuiti convenzionali, in luoghi dove agire un’adesione efficace al desiderio, alla ricerca del proprio agio” (Annarosa Buttarelli, in Il pensiero dell’esperienza, ed.Baldini e Castoldi, 2008).

Vero è che le donne hanno già intessuto una rete tra loro, ma devono farlo sempre di più: collaborare e contarsi ed insieme spingere indietro ogni prevaricazione. Ecco, il gioco da ragazze di cui scrive Marina Terragni e la pratica della relazione descritta da Maria-Milagros Rivera Garretas:

Un cambio di civiltà comparve improvvisamente, quasi spontaneamente, dove meno lo si aspettava. Consisteva nella presa di coscienza del fatto che le donne che avevi intorno sentivano il malessere che stavi sentendo tu e che credevi che nessun altro sentisse. Di modo che, una a una, di singola in singola, si intrecciò delicatamente tra molti corpi femminili un merletto enorme, incompiuto e libero che ci unì. Ci unì in innumerevoli relazioni duali: queste relazioni, allacciate in mille toni e spessori, formarono un movimento politico che ha attraversato molte delle barriere di senso che fino ad allora inceppavano la politica: barriere di classe, di nazionalità, di lingua, di età, di religione, di erudizione, di ricchezza”.

(in Donne in relazione, ed. Liguori, 2007)

Questo vale anche per l’università, infatti molte donne non si stanno solo battendo per ottenere quello che spetta loro, ma si stanno anche interrogando su una preliminare questione: vale ancora la pena scommettere su questa università? No, su questa no, ma su quella dove anche il discorso femminile verrà incluso sì. Con discorso femminile si intende il far entrare in un sistema chiuso e spesso violento – preteso universale – istanze diverse, tempi diversi, metodi diversi, per aprire una conflittualità ed un dibattito che porti alla rappresentazione vera, plurale della realtà.

L’intuizione coltivata, curata e fatta maturare è ciò che genera lo sviluppo. Questo è secondo me il paradigma femminile dello sviluppo, al di là del fatto che lo conducano uomini o donne. Non so dire se siano cause culturali o biologiche e genetiche ad orientare le donne al futuro, ma fermiamoci al dato di fatto: la donna è evidentemente attrezzata a immaginare e assumersi la responsabilità delle nuove generazioni; e anche della ‘generazione’ di nuove realtà economiche durature”.

(di Simona Beretta, in Le donne reggono il mondo, a cura di Beatrice Costa e Elena Sisti)

Questo vale per tutti gli ambiti, non solo per l’università. Molte stanno lavorando e facendo massa critica insieme, facendo eco per contaminare l’ordine già dato che deve essere rimesso in discussione, ben sapendo che la libertà non è fatta una volta per tutte, ma che va messa al mondo ogni giorno.

Scriveva Carla Lonzi, “il soggetto non cerca la cosa di cui ha bisogno, la fa esistere… Qualcuna doveva ben cominciare e la sensazione che mi portavo addosso era che o lo facevo io o nessuna mi avrebbe salvata. Ho operato in modo che l’ho fatto io. Dovevo trovare chi ero alla fine, dopo aver accettato di essere qualcuna che non sapevo”, infatti, la sfida, anche all’università, non è quella di “bruciarsi” rimanendo isolate – con un atteggiamento più o meno competitivo – fino al punto di burn out o omologandosi al modello di potere maschile, ma di relazionarsi con le altre che condividono quel senso di trasformazione che non può più aspettare.

Una sororità che va al di là di quote rosa e rivendicazioni, bensì che si fa spinta gioiosa verso nuovi orizzonti condivisi, che fa cittadinanza e che propone possibilità diverse, ragionando empaticamente su quanto è già stato fatto e su quanto si può fare per analizzare le statistiche e rilanciare con inventiva il proprio esserci costante, a patto che ci si assuma pienamente la responsabilità della propria partecipazione attiva:

Il maggior senso di cautela delle ragazze e delle donne può impedire loro di infrangere le regole e sfidare lo status quo durante gli anni della crescita. Di conseguenza, probabilmente non scopriranno che questo tipo di rischi, e per estensione ogni altro metodo non sancito per ottenere ciò che vogliono (come chiedere qualcosa che non sia stato offerto), può essere una strategia vincente”.

(Linda Babcock e Sara Laschever, Le donne non chiedono, ed. Il Sole24Ore, 2004).

Per mantenersi centrate si può guardare chi prima di noi ha lottato per spianarci la strada lasciandoci consigliare e spronare nel non rinunciare ad una postura all’altezza dei nostri desideri, senza mai dimenticare che “ciò che hai in mano, tienilo stretto; ciò che stai facendo, fallo e non tralasciarlo; ma con corsa spedita, passo leggero, piede sicuro, in modo che i tuoi passi non sollevino polvere, avanza sicura, gioiosa, vivace sul sentiero di una pensosa felicità, senza prestar fede nè consensi a chiunque voglia sviarti dalla tua determinazione” (Caterina d’Assisi).

Laura Testoni

(il titolo è ispirato al capitolo scritto dalla docente Remei Arnaus contenuto nel saggio “Università Fertile. Una scommessa politica”, ed. Rosenberg&Sellier, 2011: il mio corpo mi avvertiva che con una inquietudine sempre più presente, che aveva e ha a che vedere con la distanza tra la realtà vissuta e sentita e la ir-realtà dell’istituzione universitaria, sempre più patente e sempre meno estranea al mio desiderio di essere universitaria; desiderio che ho mantenuto vivo da quando sono entrata a lavorare lì per amore dello studio, della relazione educativa e della ricerca*).

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La violenza alle donne nella comunicazione: iniziativa UDI per il 26 novembre

Venerdì 26 novembre, dalle ore 16.00, presso la Sala della Biblioteca del Palazzo della Provincia (Piazza Italia), l’UDI (Unione Donne In Italia)“Le Orme” di Reggio Calabria proporrà un incontro–dibattito sul tema “La violenza alle donne nella comunicazione. Dentro e fuori gli stereotipi di genere”, in occasione del 25 novembre Giornata Internazionale contro la violenza alle donne.

Stiamo assistendo  ad una crescita vertiginosa del potere dei mass media che influenza il nostro modo di essere e di pensare. La televisione, i giornali, la pubblicità forniscono quotidianamente immagini accattivanti della realtà, poco corrispondenti al vero e dal significato fuorviante. Le immagini che ogni giorno vengono veicolate dai mezzi di comunicazione banalizzano il ruolo delle donne, lo privano di autorevolezza e lo intrappolano in stereotipi logori e svilenti. Le donne, nella loro quotidianità di madri, lavoratrici, studiose… stanno sempre più scomparendo dai media per essere sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante, private della loro stessa identità.

Anche la politica, si è adeguata a questo nuovo codice di comunicazione utilizzando un immaginario falsato delle donne per continuare ad esercitare, invece, un potere esclusivamente maschile e per nulla rispettoso della parità di genere.

Parità che richiede per la sua compiutezza un intervento formale anche sulla lingua, attraverso cui si esprime il nostro vissuto. Le parole che usiamo sono spesso escludenti rispetto al femminile e una sorta di automatismo nell’uso non ci permette di ravvisare i retaggi culturali discriminatori che contengono.

Parlare, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle donne, di una nuova comunicazione di genere ovvero di una nuova lingua rispettosa dell’identità femminile appare fondamentale e irrinunciabile. C’è una forma di violenza sottile, a volte palese altre volte subliminale, che passa attraverso le nostre televisioni, nei talk show pomeridiani o nei cartelloni pubblicitari per strada o nelle nuove strategie di marketing. Questa violenza è ancor più pericolosa perché si insinua lentamente e profondamente nelle consuetudini di vita, nei comportamenti, nei costumi, nelle convinzioni.

Avremo il piacere di discutere di questi temi con Giovanna Vingelli, docente Women’s studies all’Università della Calabria, Katia Colica, giornalista e autrice del libro “Il tacco di Dio”, Franca Fortunato, docente di filosofia e giornalista, Monica Francioso, già docente di letteratura italiana all’Università di Londra e Dublino e Angela Pellicanò, pittrice.

L’incontro riferirà anche del percorso che l’UDI Unione Donne in Italia sta svolgendo con la campagna nazionale “Immagini Amiche” concentrata sul linguaggio e le immagini dei mass media e della pubblicità in generale nell’Italia dei nostri tempi. A moderare il dibattito e relazionare sulla campagna “Immagini Amiche” sarà Marsia Modola, responsabile dell’UDI Le Orme di Reggio Calabria.

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IMPORTANTE: COMUNICATO STAMPA DELLE DONNE CALABRESI IN RETE

Numerose donne e associazioni femminili da tutta la Calabria si sono incontrate alla Casa delle Culture di Cosenza sabato 9 ottobre per istituire la Rete delle Donne Calabresi, gruppo nato spontaneamente ma non casualmente. Hanno deciso di fare rete per iniziare un confronto permanente sulle politiche di genere, quelle mancate e quelle da costruire.

Si sono liberamente confrontate per sostenere il Centro contro la violenza alle donne “Roberta Lanzino” di Cosenza, in grave difficoltà per la mancata emanazione dell’Avviso relativo alla Legge Regionale n. 20 del 21 agosto 2007 Disposizioni per la promozione ed il sostegno dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza per donne in difficoltà”.

L’associazione Roberta Lanzino è stata costretta a chiudere la Casa Rifugio per donne in temporaneo disagio dopo dieci anni di vita, presenza importante sul territorio calabrese che ha garantito a donne in condizioni di difficoltà e pericolo di trovare un luogo sicuro dove acquistare forza e riprendere in mano la propria esistenza. Le donne del Centro hanno lavorato con passione e impegno, quasi sempre senza il sostegno delle Istituzioni ma solo per responsabilità e spirito di volontario servizio, garantendo ascolto, aiuto ed accoglienza.

Nell’evidenziare le gravi inadempienze e l’assenza delle Istituzioni – in sala era presente solo l’Assessora Provinciale M.F. Corigliano, che ha espresso solidarietà alle donne del Centro e si è fatta promotrice di un tavolo interistituzionale Regione-Provincia-Comune – le Donne Calabresi in Rete hanno programmato una serie di iniziative volte alla promozione di politiche di genere organiche e di reale impatto sociale e culturale.

Le donne hanno sottolineato il danno sociale che viene inferto alla popolazione calabrese per la mancata applicazione della Legge Regionale n. 20 del 21/8/07 e hanno prospettato, in mancanza di risposte, ulteriori interventi intesi alla tempestiva risoluzione del problema causato dall’inadempimento da parte delle istituzioni.

Le Associazioni e i gruppi – Fabbrica delle idee (Cosenza), Women’s Studies Unical, Unione Donne in Italia di Reggio Calabria, Ass. Emily (Cosenza), Centro Italiano Femminile di Reggio Calabria, Donne DaSud di Roma, Associazione Jineca-Percorsi Femminili di Reggio Calabria, Ass. Zahir, Coop. Interzona, Movimento Antirazzista Catanzaro, Io Donna, Gruppo PD Calabria 25 aprile, Io Resto in Calabria, Centro Margherita RC – e le donne intervenute e presenti hanno prospettato un’azione di capillare diffusione mediatica del problema volta a risolvere tempestivamente l’emergenza Centro Lanzino.

La preoccupazione emersa negli interventi sarà indirizzata per sollecitare le Istituzioni a confrontarsi per accogliere il punto di vista delle donne calabresi e le loro inascoltate necessità.

Le Donne Calabresi in Rete, 12.10.2010

donneinrete@hotmail.it

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Cosenza, Casa delle Culture, 9 ottobre 2010, ore 16

Potrebbe rimanere una data storica: le donne calabresi risalgono coraggiosamente le rapide che tentano sempre più di travolgere non solo loro ma tutte le donne, malgrado l’apparente sfolgorante e disinibita onnipresenza femminile nei media, ma non certo negli organismi istituzionali di governo regionale calabrese, per esempio.

Il comunicato del Centro Antiviolenza Roberta Lanzino di poche settimane fa, che riguardava la chiusura del Rifugio per le donne perseguitate, ha prodotto un primo effetto, non da poco.  Doriana, una attenta e appassionata blogger di Catanzaro, aveva suggerito di riunirsi per esprimere solidarietà al Centro Lanzino e per trovare una qualche forma di pressione democratica nei confronti di quelle istituzioni che non vedono non sentono  non parlano. Contemporaneamente il raduno poteva costituire un punto di avvio per una aggregazione in rete delle donne calabresi.

Donne Calabresi in Rete, appunto, con già un primo spontaneo logo.

Un frenetico scambio di contatti fra amiche e associazioni porta alla necessità di una bozza preparatoria di discussione, non certo sistematica da congresso, dal momento che i tempi devono essere fulminei.

A Cosenza dunque tante donne, singole o di associazioni provenienti da tutte le province, ma anche non calabresi, convergono per il 9 pomeriggio alla Casa delle Culture, al primo tratto del faticoso, bellissimo e morente corso Telesio.

Intanto che si procede all’iscrizione per gli interventi, Antonella Veltri, del Centro L., apre ringraziando per tanta solidarietà e dopo un accenno alla storia e al contesto operativo fa il punto.

Da giugno non è stato possibile sostenere i costi di gestione del Rifugio del Centro, ma non è stato divulgato per non creare sfiducia e allarme tra le donne vittime. Stanno continuando tuttavia le altre attività e il punto di ascolto. Il Centro si fonda nel 1988 sull’onda di commozione dopo lo stupro e l’uccisione di Roberta Lanzino (stava andando al mare…), avvenuti in quell’anno. Una rete di volontarie di grande passione civile vi ha lavorato e vi lavora. Il Centro Antiviolenza R. Lanzino di Cosenza è l’unico in tutta la regione per completezza e professionalità ad avere i requisiti convenuti nella Carta della Rete Nazionale dei Centri Antiviolenza e di cui fa parte.

La Giunta Regionale per il 2010 non ha emesso il bando annuale relativo alla Legge 20, 8/2007, che prevede contributi finalizzati alla promozione e al sostegno dei Centri Antiviolenza. Il termine è scaduto a settembre, e dunque non sarà possibile continuare. Nel corso degli interventi verrà chiarito da un’avvocata che si tratta di una vera e propria inadempienza amministrativa da parte della Regione. Per la mancata emissione del bando sarebbe possibile, pertanto, ricorrere in giudizio con tempi però purtroppo allungati.

Unica donna delle Istituzioni calabresi malgrado altre adesioni e presenze assicurate, l’assessora Corigliano della Provincia di Cosenza. In sintesi dice che non sarà possibile supportare finanziariamente il Centro,  non resta che lavorare sui progetti. L’Assessora, dietro la vivace discussione seguita, ribadisce che si impegnerà a promuovere un Tavolo di concertazione tra i vari livelli inter-governativi.

Intanto si inonderà la Giunta Regionale di fax-mail per sollecitare l’emanazione del bando previsto dalla Legge 20, 8/2007, il cui modello si può trovare più sotto nel post precedente.

 

La perdita del Centro sarebbe una ulteriore destrutturazione della società non solo calabrese, dal momento che tali strutture non abbondano in nessuna regione, anche se su un altro versante si può riscontrare un certo proliferare di microstrutture predilette da questa o quella politica locale o nazionale, a volte senza i requisiti minimi (il comma 4 dell’art. 4 della Legge 20 prevede il centralino telefonico attivo 24 ore su 24) o magari per essere solo confessionali. Senza dire dei sarchiatori professionali di fondi che hanno buone entrature. Sarebbe interessante inoltre seguire la tracciabilità dei fondi europei destinati ad hoc.

 

La discussione tra le donne presenti (probabilmente un campionario completo tra precarie disoccupate ricercatrici studentesse professioniste passionarie…) volge sulla costituzione di una rete regionale (e non soltanto)  per quanto riguarda scambi e tematiche.

Donne Calabresi in Rete  sulla base delle discussioni e delle proposte emerse vuole tracciare alcune linee di lavoro comune tra donne singole e donne appartenenti alle varie associazioni che vogliano aderire. Telefono, facebook, internet, mail sono gli strumenti fulminei di lavoro per tentare di strapparsi di dosso quella camicia di forza che media, istituzioni, società, impongono. Per strapparsi quel cerotto trasparente sulla bocca che continuamente viene applicato. Per oltrepassare quel muro di gomma. Per prendersi democraticamente spazi di discussione e visibilità pubblica in una società che ignora e vuole ignorare, perché monocratica nella sostanza, le esigenze e le politiche di genere di cui, in particolare, vi è una larga ignoranza.

Fra gli ultimi interventi Laura, passionaria di UDIrc, sottolinea che se la situazione è questa è anche perché le donne sono sottorappresentate in politica, dunque lancia l’invito a straripare e a far propria la linea dell’Udi 50E50, per una condivisione di responsabilità in una democrazia paritaria reale.

 

Le donne ancora una volta hanno parlato, ma malgrado i comunicati stampa né RAI3 regionale né altre testate giornalistiche registrano un’assemblea regionale dal basso che non ha precedenti nella storia della Regione.

Lasciate che le notizie vengano a me sarà il motto di certo giornalismo.

Le donne? Zittite.

 

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Inviamo un fax di sollecito per sostenere i centri antiviolenza

Il 30 settembre 2010 è scaduto il termine per la pubblicazione del bando relativo all’applicazione della Legge regionale 20 agosto 2007 (Disposizioni per la promozione ed il sostegno dei Centri antiviolenza e delle Case di accoglienza per donne in difficoltà).
Le Donne Calabresi in Rete il 9 di ottobre alla fine della riunione, convocata alla Casa della Cultura di Cosenza per l’emergenza ed il sostegno del Centro antiviolenza Roberta Lanzino e più in generale per la programmazione e lo sviluppo delle politiche di genere per la Regione Calabria, hanno deciso come primo punto all’ordine del giorno di indirizzare mail e fax all’attenzione del Presidente della Giunta : 

 

Al Presidente della Regione Calabria,

On. G. Scopelliti,  giuseppescopelliti@consreg.it
alla Vice Presidente della Giunta
Dott. ssa Antonella Stasi,  antonella.stasi@regcal.it
ai Consiglieri tutti,  consiglioregionale@consrc.it
Presidente Comitato Regionale Pari Opportunità,  crpo@consrc.it

 

Oggetto: Attuazione Legge n. 20 del 21.8.2007

A sostegno delle politiche di genere e dell’attuazione della Legge 20 del 21 agosto 2007 la/il sottoscritto, ____________, residente a _____________ chiede : 

- che vengano rimossi, con urgenza, gli ostacoli burocratici che impediscono l’attuazione della Legge regionale n. 20 del 21 agosto 2007 a sostegno dei Centri antiviolenza. (La mancata pubblicazione del relativo bando annuale, il cui limite è fissato nella legge al 30 settembre: un’omissione grave che chiama direttamente in causa le Istituzioni, uniche responsabili a riguardo).

- che venga costituito e convocato un tavolo interistituzionale (Comuni Province Regione) di confronto e dibattito con le Donne Calabresi in Rete, riunitesi in pubblica assemblea presso la Casa della Cultura a Cosenza, lo scorso 9 Ottobre sul tema della violenza di genere e sulle politiche di genere da programmare in Calabria.

In attesa di urgente riscontro porgo cordiali saluti.

“nome cognome”

Presidente Giunta Regionale: Via Sensales, 20 -88100-Catanzaro, fax: 0961- 702322, e-mail: giuseppescopelliti@consreg.it

Vice Presidente: Via Massara, 2 -88100-Catanzaro, fax: 0961-779790, e-mail: antonella.stasi@regcal.it

Consiglio regionale della Calabria: Via Cardinale Portanova, 89123 RC, e-mail: consiglioregionale@consrc.it

Presidente CRPO:

Giovanna Cusumano, e-mail: crpo@consrc.it
..
.
CHIEDIAMO A TUTTE LE/GLI AMICHE/I CALABRESI DI INVIARE FAX, E ALLE/GLI AMICHE/I NON CALABRESI, IN ALTERNATIVA, DI INVIARE PER FAVORE UNA MAIL ALLA PRESIDENTE CRPO E AL CONSIGLIO REGIONALE.
PER LE/GLI ISCRITTE/I AD ASSOCIAZIONI, E’  PREFERIBILE SPECIFICARE ANCHE L’APPARTENENZA.
 
Il sostegno di tutte e tutti è molto importante.
 

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Aggiornamento sull’incontro Donne Calabresi in Rete

Per motivi di opportunità, sostanzialmente per stare piu’ comode visto che il numero delle donne presenti non sarà esiguo, l’incontro di sabato 9 ottobre delle Donne Calabresi in Rete si terrà, anzichè al Centro Lanzino, presso la Casa delle Culture in Corso Bernardino Telesio 98 a Cosenza, zona centro storico, ore 16,00. (mappa).

La “dichiarazione d’intenti” di questo nostro primo incontro la trovate  qui , nel comunicato del 25 settembre.

L’incontro, naturalmente, non avrà un carattere formale ma, sempre tenuto conto del numero delle partecipanti, è stata fissata una scaletta rispetto ad una serie di obiettivi della giornata che vogliamo perseguire.

Per  ulteriori informazioni potete scrivere a suddegenere@hotmail.com

e anche a  donneinrete@hotmail.it

Ringraziamo fn d’ora le tante donne che in questi giorni  hanno confermato la loro presenza, e anche tutte le donne che, anche da lontano, ci sostengono. A presto

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Quando le donne si uniscono: Donne Calabresi in Rete

Segue il comunicato di un’iniziativa a cui l’UDI di Reggio prende attivamente parte. Il comunicato sarà successivamente integrato con altre informazioni relative alle partecipanti, cittadine e associazioni.

Le Donne Calabresi in Rete si danno  appuntamento il 9 ottobre 2010 presso il Centro contro la violenza alle Donne “Roberta Lanzino” a Cosenza, ore 16,00.

la Casa Rifugio del Centro Lanzino, a giugno, ha chiuso i battenti per mancanza di fondi. Il Centro Lanzino è l’unico centro in Calabria attivo da vent’anni, facente parte del Circuito Nazionale dei centri antiviolenza, fondato da donne e nel quale operano solo donne, tutte con alto livello di formazione professionale.

Lo scorso anno sei nuove associazioni che si occupano di violenza alle donne, hanno ricevuto dei finanziamenti, che dovrebbero essere interrotti a novembre 2010, tramite una legge regionale, la n. 20 del 21 agosto 2007 “Disposizioni per la promozione ed il sostegno dei centri di antiviolenza e delle case di accoglienza per donne in difficoltà”.

Noi tutte ci chiediamo, assieme alle donne del Lanzino, quanti di essi ancora siano realmente attivi, e quali possibilità abbiano di continuare la loro attività, esauriti i contributi regionali.

Noi tutte vogliamo chiedere alle Istituzioni di voler manifestare un reale interesse nell’affrontare e cercare di porre rimedio ai gravi problemi sociali connessi con la violenza alle donne.

In  Calabria manca una sensibilizzazione adeguata al problema, manca una cultura organica di contrasto che diventi politica.
Le istituzioni tacciono. Dunque la società civile tutta, in specie le donne, riteniamo debbano interessarsi alla questione, da un lato per sollecitare l’avvio di politiche  serie, sistematiche e capillari, di contrasto; dall’altro perché le donne stesse siano partecipi e contribuiscano  alla crescita collettiva. Il contrasto alla violenza sulle donne non dev’essere opzionale ma strutturale, non dev’essere intermittente ma continuo.

Ma noi tutte ci poniamo anche altre domande, che riguardano il nostro vivere e lavorare (o non lavorare) in una terra come la nostra. Questo incontro, quindi, ci sembra un’importante occasione perché le donne calabresi comincino ad uscire allo scoperto per fare rete, e anche rumore. Un rumore costruttivo, che giunga alle orecchie di chi abita i palazzi del potere e soprattutto della società civile nel suo complesso, che molto probabilmente necessita di una scossa da quella parte della popolazione, le donne, che troppo spesso non ha voce ed è vittima oltre che del collasso economico anche di quello culturale.

E allora si comincino a tessere le fila di questa rete. Inizieremo con un filo sottile, ma intriso di entusiasmo e partecipazione, destinato a intersecarsi con altri fili sempre piu fittamente intrecciati, fino a diventare una rete solida, capace di produrre risultati concreti in una Calabria che ancora stenta a sentire le voci delle donne – non perché queste voci non esistano, bensì perché esse sono state fino ad ora difficilmente corali.

Chiediamo perciò a tutte le donne calabresi di partecipare all’incontro del 9 ottobre, che molte spontaneamente hanno deciso di organizzare.

L’iniziativa “Donne calabresi in rete” non è  voluta o promossa da un´associazione in particolare piuttosto che da un´altra, da nessun ente e da nessun partito, ma è voluta e promossa solamente da donne che, con ogni evidenza, sentono la necessità e l´urgenza di un confronto e di un’azione politica concreta a favore delle donne.

Ad oggi aderiscono: Udi le Orme di Reggio Calabria, Associazione Jineca (Rc),  le donne del Centro Lanzino, Emily Cosenza, le donne del Centro Interdipartimentale di Women’s Studies dell’Unical, Donne daSud, le donne del Movimento antirazzista Catanzaro, e numerose altre donne variamente impegnate.

Presto sarà pubblicata una lista delle cittadine partecipanti e delle altre associazioni.

Doriana Righini e Denise Celentano per le Donne Calabresi in Rete

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Operazione Womenpedia

Da DeltaNews la nuova iniziativa dell’UDI.

FEMMINISMI. UDI, irrompiamo in massa su Wikipedia

La Scuola Politica UDI, giunta alla quinta edizione, si pone sempre più come “momento gestazionale” di progetti che abbiano come obiettivo il cambiamento culturale e politico.

La tecnologia può costituire una grande occasione per rivoluzionare i canoni tradizionali del sapere tramandato attraverso un’ottica maschile; il web si presta al cambiamento, proprio per la sua “democraticità”: le donne possono intervenire con le loro competenze personali e mettere in gioco il loro punto di vista.

“E’ perfettamente inutile, o tutt’al più è un di più, fare enciclopedia “femministe” parallele che nessuna e nessuno trova. Wikipedia è la prima cosa che esce, se si cerca una qualsiasi cosa sul web e allora, si fa così: irrompiamo in massa su Wikipedia. Basta fare un giro per vedere gli occultamenti, le ambiguità e le mortificazioni di un sapere che noi sappiamo che c’è, c’è, c’è. C’è, ma non si vede. Sul sito dell’UDI creeremo uno spazio chiamato Operazione Womenpedia, dove (come per le segnalazioni in Immagini Amiche) ognuna potrà comunicare l’iniziativa intrapresa: inserimento di parole nuove o modifica di parole già esistenti, e così via. Possiamo fare con Wikipedia – continua l’Udi – quello che non riusciamo ancora a fare con i libri di testo nelle scuole: far emergere l’apporto delle donne in tutti i campi del sapere.

Le donne sono state occultate, dimenticate, cancellate dall’arte, dalla letteratura, dalla filosofia perché la storia dell’umanità è scritta e descritta quasi esclusivamente da uomini. In questa storia le donne hanno solo il ruolo di personaggi delineati dalla mente maschile e mai di soggetti che creano, scrivono e progettano, nonostante testi, ricerche, scoperte delle donne occupino ormai interi scaffali di librerie e biblioteche”. “Wikipedia permette di modificare, correggere, inserire argomenti nuovi, con l’unica condizione di citare le fonti della nozione inserita: sono proprio le fonti del sapere al femminile che possono cambiare e arricchire la storia della cultura, scritta e raccontata dagli uomini. È necessario rivedere tutto questo affinché ‘la storia possa includere le donne’ come sosteneva Virginia Woolf ‘senza ferire nessuno’ e oggi, con lo strumento internet, finalmente si può fare”.

Dunque Womenpedia, dalla parola donne in inglese e pedia, che in greco vuol dire educare!

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