Riproponiamo un pezzo scritto e interpretato da Nada Malanima, Le mie madri, inserito come ghost track nell’album Tutto l’amore che mi manca (2004). Un pezzo straordinario, di feroce poesia, sulla madre plurale. Non una madre, ma tante madri in una, dagli infiniti volti e sfumature, una proiezione, un sogno, un bisogno, e realtà inafferrata. Con intensità radicale restituisce all’archetipo per eccellenza di tutti i tempi, la madre, la sua essenza inappropriabile, il suo essere gioco di specchi, la sua ricchezza inesauribile e anche assurda. La rappresentazione è violentemente aperta, uno sfogo che contiene amore e disperazione, fusi insieme: sembra un urlo che parte dritto dall’inconscio. Surclassando ogni stereotipo che ha inchiodato la figura della madre, nella storia, alla figura monolitica della donna devota, un po’ madonna. La madre è anche l’oggetto di una ricerca spasmodica, un punto interrogativo dell’identità, è quel chi sei e dove sei che dinamicamente le riconosce la potenza relazionale, umana, affettiva e identitaria. Il canto, a volte strozzato, a volte trascinato, a volte urlante ed altre supplichevole, e ancora stridente, procede paradossalmente in modo armonioso a un tempo spezzando la melodia, in un impetuoso incalzare febbrile, proprio come la musica che lo accompagna.
Segue il testo e il pezzo che abbiamo trovato su youtube: vi consigliamo di leggere e/o ascoltare con attenzione, per apprezzarne fino in fondo la profondità poetica.
LE MIE MADRI
Madre di sasso, madre diversa
pensaci tu
madre di legno, madre ingegno
madre assassina, madre bambina
abbracciami tu, abbracciami di più
Madre di fango, madre d’amore
madre coraggio, madre di gesso
madre abbracciami tu, abbracciami di più
Abbracciami forte da farmi sentire sbricciolare le ossa